«WE’RE ALL SOMEBODY FROM SOMEWHERE - Steven Tyler» la recensione di Rockol

Steven Tyler - WE’RE ALL SOMEBODY FROM SOMEWHERE - la recensione

Recensione del 19 lug 2016 a cura di Giampiero Di Carlo

La recensione

Steven Tyler debutta come solista a 68 anni. Ha senso, dunque, che cerchi di marcare una certa distanza dagli Aerosmith, insieme ai quali ha trascorso una cinquantina d’anni ed ha prodotto, non con impeccabile continuità, rock and roll e hard rock di pregio. Un punto per Steven, allora.

Per farlo si è recato a Nashville, patria del country, e si è circondato di session men e produttori di livello (T-Bone Burnett, Dann Huff, Jaren Johnston dei Cadillac Three, Marti Frederiksen), motivando così la scelta: “Country music is the new rock and roll”. No, Steven, adesso ti tolgo un punto, per due ragioni: è una balla senza senso, e sei in ritardo. Nashville è stata la patria del country, oggi è molto di più: è Music City. Ma Jack White, Black Keys, Kings Of Leon l’hanno scoperta come tale e adottata quasi dieci anni fa. Music City è l’industria musicale fatta città e ci si va per sfruttarne il template: qualsiasi musica tu voglia produrre, là sarà fatta in maniera impeccabile. Tutto è iper-professionale, la qualità è elevata in ogni angolo di strada, la tecnica è superiore. Ma Johnny Cash e la Country Hall of Fame sono soprattutto due musei, oggi, e Taylor Swift – che l’ha scelta come luogo di apprendistato da quella fuoriclasse precoce che è stata – non abita più qui.

Tutto questo per dire che, al limite, “Nashville is the new AOR Rock”. “AOR” non è necessariamente una bestemmia, ma resta una efficace scorciatoia per riassumere il concetto di arena rock di facile ascolto. Ed soprattutto questo, con un vago retrogusto country, “We’re all somebody from somewhere”, album di debutto dello Steven Tyler solista.

“My own worst enemy” – primo pezzo in scaletta – suona tra i migliori: ottima ballata con un Tyler calato nel suo elemento, immerso in armonie aerosmithiane e ancora sull’uscio del country che dovrebbe ispirarlo. Lo stesso può dirsi a proposito della title track che, salendo di ritmo, sfodera un arrangiamento ai fiati che pare strappato da un pezzo anni Novanta della sua band (della quale, quasi alla fine, ripropone una cover della grande “Janie’s got a gun” – anche no).

Ma… Allora?!? Il country lo troviamo finalmente in “Love is your name” e in “Ain’t easy”, per genere e bontà degli arrangiamenti, e in “Somebody new”, forse il brano in cui l’esercizio di Steven (ovvero, sciacquare i panni in Mississippi) si avvicina maggiormente all’obiettivo originale: il banjo accostato al suo stile e timbro risulta in effetti una formula interessante e ha il merito di portarlo fuori dalla più facile forma della ballad. Meglio ancora “Sweet Lousiana”, forse l’unico episodio in cui la miscela Tyler-country suona impeccabile, genuina, calzante. Purtroppo il country, quello più trito, quello della semplificazione, lo ritroviamo anche in “Red, white & you”, con un imbarazzante testo patriottico-adolescenziale che rischia di farlo adottare alla Convention Repubblicana.

Steven, 2 stellette e mezzo di stima e di affetto non te le nego. So che dal vivo mi faresti felice anche con questo album, ma mi resta la convinzione che se Joe Perry fosse stato là quando hai registrato la cover di “Piece of my heart” di Janis avresti realizzato anche tu che non il country, ma il blues è casa tua. E, ti assicuro, se fossi Mick Jagger ti direi la stessa cosa.

Torna presto!

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.