«THE MOUNTAIN WILL FALL - Dj Shadow» la recensione di Rockol

Dj Shadow - THE MOUNTAIN WILL FALL - la recensione

Recensione del 26 lug 2016 a cura di Valeria Mazzucca

La recensione

Difficile parlare di qualcosa che è stato realizzato proprio per non dover parlare. Ma DJ Shadow ha pubblicato un nuovo disco e in qualche modo dovremo pur fare. 

Si chiama “The mountain will fall” è il quinto album del producer american: cinque anni per metterlo insieme, escogitando un ennesimo piano per rimanere fedele alla sua linea anti-lirica, senza però adagiarsi sulle facili mollezze della musica elettronica. Ovviamente senza esagerare però, che i testi impongono troppi confini: delle 12 tracce, solo a 3 è stato concessa la parola; e tramite porta voce non indifferenti, ovvero i Run the Jewels - super gruppo dell’asse New York- Atlanta formato da El-P e Killer Mike - e il producer berlinese Nils Frahm, specialista nel combinare musica classica ed elettronica. A questi si aggiunge poi il semi sconosciuto (per ora) Ernie Fresh. 

Per inciso, proprio una di queste tre tracce è la punta di diamante dei 49 minuti totali: “Nobody speak” è un gran bel pezzo hip hop che tra trombe, synth e chitarre regala una fresca ventata di alternative western come si conviene.  Il mago del sample tiene stretta la sua nomea di “Jimi Hendrix della consolle” ed apre il disco con una title track che mette in mostra tutta la sua ambiziosa mercanzia, spedendo “la montagna” nello spazio in un crescendo siderale potente e di grande effetto.  A “Three Ralphs” e a “Depth charge”, cavernose, ridotte ai minimi termini fino all’inquietante, fa da contrappeso l’energetico funky di “The sideshow” con Ernie Fresh e tanto tanto scratch. 

Poi arriva “Mambo”. Che è un distillato.  Musica molecolare. Il ritmo cubano viene scomposto e riassemblato.  Cubismo elettronico. L’immediatezza non è ovviamente tra i suoi punti di forza, ma rimane un pezzo d’arte concettuale notevole.

“Ashes to oceans” non è così sofisticata come vorrebbe sembrare (e come invece riesce con disinvoltura a “Pitter Patter”): il pezzo è lungo e composito ma ogni suo snodo fatica ad essere incisivo e si rimane come in un labirinto sonoro. “California” e “Ghost town” sono il perfetto collage ambizioso in stile DJ Shadow, sincopati, ipnotici e così toste da potersi permettere di finire con un colpo di pistola. “Suicide pact” chiude il disco sotto un cocente sol leone, con ritmo polveroso, rallentato e così denso che le le voci in sottofondo paiono un miraggio. 

Ancora una volta si può dire che il Signor Davis per arrivare sul mercato abbia scelto la via più impervia dell’ elettronica. Difficile da descrivere, (più) difficile da realizzare e armonizzare in un impasto buono non solo ad orecchie sinteticamente esperte, ma ad un pubblico che sia il più ampio possibile. Con “The mountain will fall” Dj Shadow non è sceso a compromessi e si è riconfermato come uno degli alti esponenti dell’EDM mondiale che dalla sua nicchia sperimentale apre la strada a chi è più incline a seguire le mode piuttosto che a crearle. 

 

 

 

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