«FAIDDI - Agricantus» la recensione di Rockol

Agricantus - FAIDDI - la recensione

Recensione del 07 nov 1999

La recensione

Mentre un loro best pubblicato negli Stati Uniti rischia di portarli molto presto ad un tour oltreoceano, gli Agricantus offrono un saggio della loro bravura dal vivo con questo lavoro intitolato “Faiddi”, in cui mettono in mostra una formula musicale caratterizzata dall’incrocio indissolubile di due mondi. Da un lato quello relativo ai loro punti di riferimento mediterranei, capaci di mescolare melodie e tessiture armoniche della nostra penisola (vedi la pizzica rivisitata in “Maarja”) con influenze maggiormente arabe e africane (è il caso dei brani di impronta tuareg, come “Hala hala” e “Azalai”), per non dire mediorientali. Dall’altro lato affiora prepotente un gusto tutto trance per le ritmiche, anche questo in parte frutto delle culture musicali etniche e della loro concezione musicale associata all’idea di rito e di catarsi. Su queste coordinate si disegna poi lo specifico compositivo e narrativo del gruppo, capace di spaziare da suggestivi momenti panetnici come quelli relativi ai due brani tratti da altrettante colonne sonore – “Istanbul vyurken” e “Amatevi”, rispettivamente da “Il bagno turco” e “I giardini dell’Eden” – a brani che non disdegnano l’inserimento di citazioni ‘classiche’, come nel caso dei brani tratti dal loro più recente album, Kaleidos” – “Occhi chi nascinu” o “Sy e Duar”. Se l’impasto musicale della band capitanata da Toni Acquaviva dimostra di essere sempre più esperto con il passare del tempo, la voce di Rose Wiederkher non finisce di emozionare e di cercare nuove strade espressive, comprese quelle di un ritorno ad un’espressività fortemente popolare, messa il luce dai primi lavori del gruppo.
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