«IL COMPLESSO DI TADÀ! - Il Complesso Di Tadà!» la recensione di Rockol

Il Complesso Di Tadà! - IL COMPLESSO DI TADÀ! - la recensione

Recensione del 20 giu 2016 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Le sfavillanti luci del varietà si accendono per Massimo Martellotta, uno che di solito è abituato a “lavorare nell’ombra” con i suoi Calibro 35, ma che dimostra di trovarsi a proprio agio anche tra lustrini e paillettes. Il divertissement del sabato sera è gentilmente offerto da “Il Complesso di Tadà”, la band protagonista del programma tv “Tadà!” di Discovery Channel: un mini show con tanto di conduttore, ospiti e un collettivo espanso di musicisti - molti dei quali prelevati dai brasileiri Selton - che ripropone in pillole gli spettacoli spensierati degli anni ’60, programmi che non solo hanno tenuto incollate al divano migliaia di famiglie, ma che di fatto hanno segnato un’epoca della televisione e che, in fondo, sono un pezzo da novanta della nostra storia e del nostro costume nazionalpopolare.

Eccoci quindi catapultati nello storico Studio Uno Rai di Via Teulada, in un mondo trasmesso in bianco e nero, dove tutto è sospeso nel tempo e ogni dettaglio di produzione è rigorosamente vintage e realizzato in modo artigianale, come si faceva una volta, senza sovraincisioni o ausili tecnologici che i nostri anni digitali quasi ci impongono. L’effetto “tadaaa” di questo album è tanto shake e grandi classici. Si passa da brani iconici come “Sapore di sale”, “Guarda che luna”, “Si è spento il sole” o “Parole parole” - qui cantata da Filippo Timi nell’insolita vesta di cantante - fino a strumentali composti per l’occasione proprio dall'ideatore del progetto, quel Martellotta che troviamo in duplice veste di direttore artistico e organista, libero di esprimere tutta la sua passione per gli anni ‘60 e per i grandi compositori (Piero Umiliani su tutti) che dimostravano di sapersi cimentare anche con un repertorio più easy.
Senza temere il confronto con gli originali, ci gustiamo quindi una “Se perdo te” interpretata da Serena Altavilla, già al microfono nella “Banda del Brasiliano” nonché vecchia conoscenza dei Calibro, o una “Mah na mah na” di Umiliani, restituita ad antico splendore grazie alla performance di Elio, perfettamente calato nella parte del vocalist d’antan per questo strampalato quanto divertente inno allo sberleffo. L’ironico ”Surf delle mattonelle” vede invece protagonista Nina Zilli, a suo agio come sempre in territori retrò. Non manca neanche l’omaggio alla scena beat d’importazione con “Che colpa abbiamo noi”, portata al successo dai Rokes di Shel Shapiro e qui “tadaizzata” con la voce di Ramiro Levy, che, con il suo accento d’oltre confine, conferisce la stessa aurea straniera del brano originale.
A Martellotta si deve insomma il grande merito di aver ricreato in vitro e svecchiato un format ben radicato nella memoria televisiva, (ri)portando alla luce il lato più scanzonato di un’eredità artistica davvero unica ma troppo spesso nascosta sotto la polvere del già visto e soprattutto del già sentito, roba buona per riempire i palinsesti del periodo estivo. “Il Complesso di Tadà” è un’operazione divertente e piacevolmente riuscita, un disco che si presta volentieri a un intrattenimento allegro così come i programmi a cui si richiama. Punta su un lascito importante - al pari di quello delle colonne sonore del nostro miglior cinema di genere che stiamo finalmente riscoprendo - e riesce a farsi prendere sul serio senza risultare stucchevole o artefatto, sia per le notevoli doti tecniche degli artisti coinvolti nel progetto, sia per le indubbie capacità di Massimo Martellotta di saper attingere alle fonti interpretandole con un’originalità rara, confermandosi un grandissimo onnivoro del patrimonio musicale italiano. Insomma, di fronte a uno così, capace di passare da lapsteel e passamontagna alle orchestre da palcoscenico, c’è da levarsi il cappello.
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