«HELLVISBACK - Salmo» la recensione di Rockol

Salmo - HELLVISBACK - la recensione

Recensione del 05 feb 2016

La recensione


di Fabrizio Zanoni

Ci sono quadri che conosciamo tutti e abbiamo visto infinite volte ma di cui, in realtà, ci sfuggono mille particolari. Chi si ricorda se alla Gioconda si vedono le mani? Cosa c'è ai lati di quel viso che urla nella celebre opera di Munch?. La musica è come quei quadri e il rap non fa eccezione. Anzi, amplifica il concetto per via del muro di parole che investe l'ascoltatore. Fateci caso: nelle canzoni tutti ci ricordiamo le stesse strofe. Quelle che si trovano al posto giusto valorizzate dalle note giuste. Ricordiamo la frase ad effetto, quella che da sola racchiude e racconta un pezzo; canzoni che non sempre ci soffermiamo ad ascoltare con attenzione; brani di cui ci sfuggono anche parti del ragionamento se non addirittura il senso stesso dell'intera traccia.

Salmo ha una scrittura particolare, tende a non seguire un filo rigoroso nei suoi pezzi, prende uno spunto e poi divaga, lancia pensieri come pennellate, dissemina di dettagli la tela delle sue canzoni; è perfettamente consapevole che nella testa di chi ascolta poche cose resteranno a galla e moltissime coleranno a picco tra mancata percezione, assenza di cultura per cogliere il riferimento, distrazione e ricercata cripticità.
Ci sono tracce dove sembra parlare di tutto e di niente, ma lo fa meravigliosamente bene, canzoni senza un vero tema, canzoni senza schema che raccolgono suggestioni del momento, idee, bozze, battute, provocazioni, giochi di parole, incastri metrici tecnicamente rilevanti, menzioni e rimandi.
In "Hellvisback", il primo disco di inediti dopo il fortunato "Midnite" del 2013, Salmo arriva ad autocitarsi sia direttamente, riproponendo rime presenti in precedenti lavori, sia trasversalmente, canticchiando "Sabato" il singolo di Jovanotti di cui ha diretto il videoclip. Salmo è un artista che spazia in vari ambiti, che non ha paura di osare, trasformandosi in produttore discografico (questo è il primo album dopo l'addio alla Tanta Roba di Gue Pequeno e Dj Harsh) e creatore di una comune artistica a Milano sulla falsariga di quanto esisteva negli anni 60-70. Periodo che deve piacere parecchio al nostro tanto da riproporne certe atmosfere in "Peyote", jam session senza parole (e in un disco rap, ne converrete, è insolito) nata da una notte in compagnia di SBCR (Blody Beetroots).
Definirei Salmo un rapper barocco perché ama caricare i suoi brani di tante cose spaziando verso direzioni spesso insolite, sia da un punto di vista musicale (i suoi dischi hanno un suono decisamente internazionale e non è un complimento che si può fare a molti rapper nostrani, con crossover incisivi lontani dal solito schemino rap fatto di campionamenti e beatmaker). Salmo offre la sua ricchezza di ricerca a partire da copertina e titolo del disco dove gioca ancora con parole e immagini.
13 tracce (più una divertente e incisiva ghost track sul mondo dei discografici), da ascoltare più volte per apprezzarne tutto il succo. Brani che vengono troncati di punto in bianco ("7 Am"), altri che a metà strada cambiano ritmo e stile di rappata ("Mic Taser") per mantenere viva l'attenzione; un video che racchiude due brani ("Io sono qui" e "Giuda"), il singolo autobiografico "1984" che ha fatto da biglietto di presentazione al disco, una traccia (ancora "7 am") dedicata alla città che lo ha temporaneamente adotatto (ma qui non c'è nemmeno ombra di carezze alla "Amo Milano" di Dargen D'Amico), un pezzo prodotto da Shablo sul pericolo racchiuso in certe donne che rappresenta l'insolita idea di lento della Casa ("Black Widow"). Tre soli featuring tra cui spicca Travis Barker, il batterista dei Blink 182.
A Salmo piace distinguersi anche in questo.

TRACKLIST

02. Giuda
04. 1984
05. Il messia (feat. Victor Kwality & Travis Barker)
06. Daytona
07. Bentley Vs Cadillac (feat. Travis Barker)
08. 7 am
09. L'alba
13. Peyote (feat. SBCR)
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