«ALONE IN THE UNIVERSE - Jeff Lynne» la recensione di Rockol

Jeff Lynne - ALONE IN THE UNIVERSE - la recensione

Recensione del 28 dic 2015 a cura di Emiliano Raffo

La recensione

E' da un bel po', più o meno da metà anni '80, che Electric Light Orchestra altro non è che la creatura personale di Jeff Lynne. Questo disco, il primo di Lynne in 14 anni, oltre a dichiarare apertamente la centralità assoluta del musicista inglese nel progetto, suona calligraficamente come un nuovo album del solo Lynne. Peccato che lo stile del buon Jeff sia fermo alla produzione di “Cloud nine”, album di George Harrison del 1987, e di quel che seguì (i Traveling Wilburys con Dylan, Petty e Orbison, e la collaborazione con Petty)

Sono i Beatles, in fondo, il vero problema di questo eccessivamente geriatrico “Alone in the universe”. Lynne li venera, si è sempre considerato un quinto Beatle, solo che per anni, con un una buona dose di cialtroneria e coraggio kitsch in più, gli Electric Light Orchestra erano stati scaltri ad avventurarsi oltre le chiare influenze di riferimento. Buone canzoni, arrangiamenti talvolta arditi, un occhio teso alle charts e l'altro a rallentare il più possibile l'inevitabile processo di invecchiamento.
Nel 1986, però, tutto si interrompe. Gli E.L.O. appaiono improvvisamente come un refuso 70's per troppo tempo passato inosservato. Lynne, sempre più solista, rientra nel giro mainstream con, appunto, Harrison e i Traveling Wilburys.
Negli ultimi tempi ha addirittura ri-declinato il brand E.L.O. a sua assoluta immagine e somiglianza e oggi, per affrontare un tour presumibilmente fortunatissimo, sforna questo “Alone in the universe” che è svizzero in quanto a precisione (non c'è un singolo suono fuori posto) e così “olde English” che a confronto i Beatles (eterni mentori) sembrano una band di folk turco. Il risultato finale, neanche a dirlo, è di una freddezza ardua da spiegare.
Gli E.L.O. dei 70's erano un festoso carrozzone pop che, dall'alto delle classifiche, pareva di un'altra sostanza rispetto al rock impegnato e ambizioso di quella decade. Guardavano al classicismo quando invece la parola d'ordine era “sperimentare”. Oggi Lynne fissa con fastidiosa insistenza una porzione minima di quel panorama classico che tanto adora e dà forma a una manciata di brani che sono una continua rivisitazione di “Free as a bird” e “Real love”, i due pezzi che produsse per il mastodontico progetto “Anthology” dei Beatles (metà anni '90).
Difficile trovare sgradevole questo disco, soprattutto quando brani come “When I was a boy” o “Alone in the universe” sono in grado di stuzzicare la nostalgia happy/sad di chiunque o quasi.
Le canzoni scorrono, lievi e lineari, senza produrre scosse. Se un feticista dei 60's inglesi avesse problemi a prender sonno, “Alone in the universe” potrebbe essere la sua tisana della buonanotte. Nulla più.
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