«LE COSE CHE NON HO - Marco Mengoni» la recensione di Rockol

Marco Mengoni - LE COSE CHE NON HO - la recensione

Recensione del 04 dic 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Con il nuovo album "Le cose che non ho", il secondo capitolo del progetto "Parole in circolo", avviato lo scorso anno con la pubblicazione del singolo "Guerriero" e portato avanti a gennaio con il disco (e il conseguente tour), Marco Mengoni va a completare la sua "playlist in divenire"; non si tratta di un repackaging o di un disco dal vivo ", ma di un nuovo album di 11 inediti che è stato realizzato tra Milano e Los Angeles con la produzione di Michele Canova - ormai al suo terzo lavoro con Marco - e che è stato anticipato nelle scorse settimane dal singolo "Ti ho voluto bene veramente".

"Le cose che non ho" vede Mengoni aggiungere colori secondari a quelli primari di "Parole in circolo"; se il precedente disco era incentrato su ballad e pezzi introspettivi (con qualche concessione al mondo dell'elettronica, prendete ad esempio "Guerriero", "Se sei come sei" e "Io ti aspetto"), qui succede l'inverso: per le ballad e i pezzi pop rock c'è poco spazio ("Le cose che non ho", "Dove siamo") e la componente principale è l'elettronica, che nei vari pezzi del disco è declinata in diverse forme: i tormentoni elettropop con un tocco rock come "Resti indifferente" e "Ricorderai l'amore" (dal ritmo serrato, con Marco canta su registri altissimi: è il pezzo più atletico dell'album); le ballad sporcate di elettronica in stile "Guerriero" come "Ad occhi chiusi" (con un appiglio soul - alla stesura del pezzo ha preso parte anche il trombettista Marco Tamburini, scomparso lo scorso maggio) e "Ti ho voluto bene veramente" (la cui scrittura ricorda molto quella del primo singolo di "Parole in circolo": non a caso è firmata dallo stesso autore, Fortunato Zampaglione - così anche a livello di produzione, riproponendo il fortunato mix di classico, organico e sperimentazione che aveva caratterizzato "Guerriero"); l'UK funky di "La nostra estate" (genere minore nato in Inghilterra nella metà degli anni 2000, in parte recuperato dai Clean Bandit, caratterizzato da un mix di loops di basso e sintetizzatori, percussioni tribali e un canto r&b). Si direbbe, insomma, che a Mengoni sia tornata la voglia di giocare con i suoni.

Un aspetto interessante di questo "Le cose che non ho" riguarda il lavoro sulla voce e sulle tracce vocali: Marco mette da parte i virtuosismi e propone spesso un canto che è quasi un parlato. Un'anticipazione di questa "evoluzione" era stata già offerta con "Guerriero", ma qui sembra non rappresentare un'eccezione; la voce è sempre controllata, e il parlato ricorre in diversi pezzi del disco, da "Ti voglio bene veramente" a "Parole in circolo" (il brano-manifesto della sua "playlist in divenire"), passando per "Sono solo satelliti" (la canzone firmata da Giuliano Sangiorgi, che si presta anche ad un fugace cameo nel finale, una ballad in stile Negramaro). Gli arrangiamenti vocali sono stati curati dallo stesso Mengoni e gran parte delle canzoni contenute in "Le cose che non ho" sono caratterizzate dalla presenza di voci come tappeto musicale che traccia - in alcuni casi - la stessa linea melodica del brano, arricchendola (prendete l'intro di "Nemmeno un grammo" o la stessa "Ti voglio bene veramente", dove la voce di Marco suona quasi sdoppiata).

"Le cose che non ho" è un lavoro meno tradizionale rispetto agli ultimi dischi del cantante di Ronciglione, che con questo nuovo album sembra giungere ad un equilibrio tra le varie influenze dell'intero progetto "Parole in circolo": assemblati tra loro, i pezzi di "Le cose che non ho" vanno a comporre un bel puzzle nel quale convivono la modernità e gli effetti sonori di Sia (della quale, forse non a caso, Mengoni ha inciso "Rock bottom", pezzo che potrebbe rappresentare il ponte di un lancio internazionale del progetto - a gennaio 2016 uscirà la versione spagnola di "Parole in circolo"), la semplicità e la profondità musicale di Elisa, lo spirito cool e fresco di Stromae e il minimalismo di alcune recenti produzioni dei Coldplay. Il Mengoni del 2015 non è il ragazzo timido che si era fatto conoscere sul palco di X Factor, non è l'artista stravagante del periodo "Re matto" e "Solo 2.0", e non è neanche il cantante che con "L'essenziale" e il progetto "#Prontoacorrere" aveva dovuto soddisfare il grande pubblico con una veste più semplice e tradizionale. Piuttosto, è un artista curioso, che si lascia ispirare e che giunge ad una sintesi; la sua identità musicale rimane (forse volutamente) indefinita, tale da non poter essere racchiusa in schemi (quello della libertà, non a caso, è uno dei concetti che ricorrono maggiormente nelle canzoni di "Le cose che non ho"): "Credo che tutti abbiano una strada da percorrere, ma può succedere che non ci sia un arrivo", canta Marco, che con fare camaleontico esplora territori differenti, mantenendo comunque una propria credibilità.
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