«WATER FOR YOUR SOUL - Joss Stone» la recensione di Rockol

Joss Stone - WATER FOR YOUR SOUL - la recensione

Recensione del 29 lug 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Un artista, per essere considerato tale, deve sapersi reinventare continuamente, cambiare pelle, sorprendere: Joss Stone, quattordici anni di carriera e sei album alle spalle, lo fa mettendo da parte le vesti di cantautrice soul raffinata ad elegante con cui si è fatta conoscere ed apprezzare fino ad oggi, sporcandosi le mani con un disco in cui la musica soul lascia spazio ad atmosfere e suggestioni più tendenti alla musica world, all'r&b, al reggae e all'hip hop. L'album, il settimo in studio per la cantautrice britannica, si intitola "Water for your soul" e raggiunge il mercato a ben tre anni di distanza dal precedente "The soul sessions vol. 2": si tratta di un disco che è frutto di un viaggio non solo geografico, ma anche metaforico, letterale e artistico che ha portato la cantautrice ad assorbire nuove influenze, esplorando stili, generi e suoni distanti anni luce da quelli proposti con i suoi precedenti lavori.

"Water for your soul" ha avuto una gestazione piuttosto lunga, durata ben quattro anni: Joss Stone ha iniziato a lavorare a questo album mentre era impegnata con il progetto Superheavy, il supergruppo che l'ha vista condividere lo studio di registrazione e il palcoscenico con Mick Jagger, Dave Stewart, A.R. Rahman e Damian Marley; con quest'ultimo, la cantautrice ha composto due brani, "Love me" e "Wake up", nell'ottica di un disco incentrato interamente su sonorità reggae: il concept, attraverso i viaggi in giro per il mondo (nel 2014 il "Total World tour" ha portato Joss ad esibirsi in paesi come il Marocco, il Sud Africa, l'Australia e la Nuova Zelanda, permettendo incontri con numerosi musicisti) e le collaborazioni con produttori quali Dennis Bovell, Jonathan Shorten, Nitin Sawhney, Conner Reeves e Steve Greenwell, si è poi evoluto in un disco non orientato solamente verso un solo genere, ma aperto a diverse possibilità.

Lo stesso ascolto dell'album si presenta come un viaggio: si parte dal Sud America dei ritmi reggae di "Love me" e si arriva al folk irlandese di "The answer" (nel quale troviamo pure un coro gospel), passando per il suono ispanico e latineggiante della flamenca "Let me breathe" e di "Clean water" e le suggestioni orientali di "Sensimilla" (pezzo che, su una melodia trasognante, parla degli effetti benefici della marijuana), senza per questo dimenticare le radici più soul e r&b di Joss Stone (che ritroviamo per lo più in "This ain't love"). La sintesi del lavoro è rappresentata da "Harry's symphony", nel quale sono presenti citazioni degli artisti e delle influenze che lo hanno ispirato: da "Excuse me (While I light my spliff") di Bob Marley a "Inner circle" dei Bad Boys, fino ad arrivare a "Inglan is a bitch" di Linton Kwesi Johnson.

Un punto di arrivo vero e proprio non c'è: in questo senso, "Water for your soul" si presenta non tanto come un concept ma come un disco di idee in cui Joss Stone è uscita dai suoi territori lasciandosi trasportare dalle suggestioni e dai suoni, libera, sperimentando soluzioni diverse che potrebbero essere intese come spunti su cui lavorare in futuro.
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