«X - Ed Sheeran» la recensione di Rockol

Ed Sheeran - X - la recensione

Recensione del 24 giu 2014 a cura di Michele Boroni

La recensione

Dopo il successo dell'esordio di tre anni fa, il secondo lavoro di Ed Sheeran era piuttosto atteso in Uk e in mezzo mondo, anche perché la straordinaria ascesa dell'allora diciannovenne del West Yorkshire era stata costruita attraverso il classico percorso della gavetta, senza scorciatoie da talent. Quindi centinaia di live per strada e nei pub ed ep autoprodotti.
Il precedente disco si intitolava “+” ed era la sommatoria della tante influenze e stili di Sheeran, dal folk al rap, dal white soul al rock, utilizzando anche linee ritmiche del drum'n'bass, il tutto confezionato in perfette pop songs.
In questo nuovo lavoro gli elementi rimangono gli stessi, solo che qui si passa dalla somma al prodotto (“X”) e i moltiplicatori hanno tutti a che fare con la produzione: Pharrell Williams, Rick Rubin (sì, il Rubin dei Beastie Boys e dell'ultimo Kanye West, ma anche di Adele e della rinascita di Johnny Cash), Johnny McDaid degli Snow Patrol e Benny Blanco (Katy Perry, Maroon 5 e Ke$ha).
Il disco è realizzato per diventare un bestseller da milioni di copie, e quindi l'eclettismo del rosso Ed è ancor più amplificato.
Il risultato rischiava di essere un trappolone sconclusionato, ma invece il disco funziona, grazie alle capacità compositive di Sheeran, alla sua sincerità e onestà emotiva. Il singolo “Sing” scritto insieme a Pharrell, già in heavy rotation ovunque, non è un episodio forzato, bensì una miscela naturale tra il pop acustico di Sheeran e il funk sincopato di Pharrell (anche se ricorda parecchio il “Like I love you” del primo Justin Timberlake e prodotta dall'autore di “Happy” sotto la sigla dei Neptunes).
Ovviamente le love ballad la fanno da padrone, dall'iniziale “One” (“While I’m stumbling home as drunk as I have ever been and I’ll never leave again cause you are the only one”) a “Photograph” scritta insieme al leader degli Snow Patrol (e si sente). Il “moltiplicatore produttivo” tuttavia rende questo “X” dai suoni più urban rispetto al precedente: il rap melodico di “Nina” e “The Man”, gli echi à la Bon Iver di “Tenerife Sea” e “Runaway” - altro pezzo con lo zampino di “Re Mida” Pharrell - sono tutti lati dello stesso profilo artistico di un cantante pop contemporaneo. I testi sono racconti malinconici di giovani amori, scappatelle, droghe leggere e gravidanze di teenager, tra ingenuità, arroganza e romanticismi.
C'è anche “Don't” la canzone furbetta sia nell'andamento (stesso beat della storica “No diggity” dei Blackstreet) sia nel testo, in cui si parla del tradimento della anonima compagna popstar – e qui la gara a scoprire chi sia, molti dicono Ellie Goulding – durante le tournée incrociate ("It's not like we were both on tour, we were staying on the same fucking hotel floor”).
Una menzione a parte per “Thinking out loud” puro white eyed soul sui piccoli dettagli delle storie d'amore che ricorda da vicino il suo dichiarato ispiratore Van Morrison.
Sarà divertente vedere come giocherà di sottrazione nel prossimo disco che, se tanto mi dà tanto, potrebbe chiamarsi “-”.
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