«THE FUTURE'S VOID - Ema» la recensione di Rockol

Ema - THE FUTURE'S VOID - la recensione

Recensione del 30 apr 2014 a cura di Ercole Gentile

La recensione

L'evoluzione è solitamente un processo lungo e laborioso, ma può succedere che per qualcuno sia più rapido del previsto.
Per EMA, al secolo Erika M. Anderson, è stato proprio così. Solo nel 2011 aveva stampato il suo disco d'esordio “Past life martyred saints”, indubbiamente un buon lavoro, ispirato a gente come Nico e PJ Harvey, anche se più scuro e 'tormentato'. Dato il grande talento (anche se ancora un po' acerbo) mostrato dalla cantautrice californiana era lecito aspettarsi un passo in avanti per questo annunciato secondo lavoro, ma forse sarebbe stato impossibile prevedere un tale miglioramento. “The Future's void”, che esce per City Slang in Europa e per Matador negli States, si candida ad essere uno dei dischi del 2014.
E' un album che emoziona dall'inizio alla fine quello della bionda EMA, un album vario ed allo stesso tempo compatto, ispirato a scrittori come Lovecraft e Gibson, a storie in bilico tra cupe realtà e aspre fantasie.
“Satellites” è l'inizio che mette i brividi, un tappeto noise-drone-synth, con la voce di Erika in evidenza: sembra quasi di sentire un Trent Reznor al femminile. Con “So blonde” si va invece dalla parti del rock 'sporco' influenzato dal punk, mentre “3Jane” ha un intro che ricorda “Untitled” degli Interpol e che poi evolve verso una dolce discesa post-punk.
“Chtulu” (che rimanda appunto alla creatura/divinità nata dalla mente di Lovecraft) è scura e misteriosa e ricorda per certi versi alcune produzioni di Nick Cave (e di riflesso della già citata PJ Harvey), mentre “Smoulder” è un urlo di dolore distorto e penetrante (“So stone me to the ground/ And we get older each day now/ And we just smoulder / Where the flames went out”).
“Neuromancer” (qui torna invece Gibson, uno dei padrini del cyber-punk) è un'altra delle punte di diamante del disco con il suo incedere percussivo e 'malato', mentre “When she comes” è uno dei pezzi più tranquilli del disco che ricorda l'ultima Cat Power, così come “100 years” con quel pianoforte che scava dentro la parte più intima di noi stessi e sempre quel drone disturbato in sottofondo a non mollare la presa neanche per un secondo. Si chiude con il pregevole noise-cantautorato di “Solace” e la marcia 'funebre' di “Dead celebrity” con gli organi che danno il meritato commiato al disco.
“The future's void” è un album che merita tutti gli onori del caso, perchè EMA ha confermato le sue doti ed anzi le ha esaltate in un lavoro in cui è difficile trovare punti deboli. E ci spiace smentirla, ma se in circolazione ci sono artisti come lei, il futuro è tutt'altro che vuoto....
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.