«SILVER RAILS - Jack Bruce» la recensione di Rockol

Jack Bruce - SILVER RAILS - la recensione

Recensione del 24 apr 2014 a cura di Alfredo Marziano

La recensione

Gli ultimi titoli e strilli sui giornali se li è guadagnati con l'ormai lontana (e remunerativa) reunion dei Cream , nove anni fa. Eppure il ritorno, dopo lungo silenzio, di Jack Bruce in studio di registrazione - ai leggendari Abbey Road, per giunta, dove tanti anni fa la Graham Bond Organisation forgiò il suo "sound of 65" - è un piccolo, grande evento perché lo scozzese ormai vicino alle settantuno primavere non è solo un bassista/cantante da Rock and Roll Hall of Fame ma è sempre stato un soldato della musica intrepido e avventuroso (nel ruolo di gregario come in quello di capitano), un grande catalizzatore di stili e di talenti forzatamente oscurato, dai Settanta in poi, dalla fama planetaria dell'ex compagno Eric Clapton. Ha perso via via pubblico e (anche) ispirazione, ha subìto (nel 2003) un trapianto di fegato, si è lanciato in mille collaborazioni più o meno fruttuose. Ma non ha perso certe buone abitudini e certe buone compagnie, e in questo "Silver rails" gli stanno a fianco tra gli altri un poker d'assi della chitarra elettrica, lo stregone dell'Hammond John Medeski e i rullanti di Cindy Blackman Santana.

La piacevole sorpresa è che non si tratta di un semplice specchietto per le allodole, perché dietro lo sticker che ne elenca i nomi c'è anche una buona sostanza musicale che rafforza e sostiene una voce indebolita, graffiata dal tempo e dalle vicissitudini, fragile come un cristallo ma ancora ricca di riflessi e sfumature; e anche se l'energia intrepida e tumultuosa del classico "Songs for a tailor" (1969) è lontana, l'esplicita intenzione di usarlo come stampo per scriverne una sorta di secondo capitolo ha fatto bene alla sua musica che da un solido ceppo rock blues si dirama ancora una volta in tante direzioni diverse, e non tutte prevedibili.

E' la varietà dell'ispirazione a confortare, in "Silver rails", anche se l'esecuzione non è brillante come negli anni della giovinezza: ed è curioso che il pezzo più blando della collezione, il solare ma evanescente calypso "Candlelight" con una calda sezione fiati e la la chitarra di Phil Manzanera ad aumentarne i quarti di nobiltà, sia collocato proprio all'inizio del disco. "Search for the night", con un testo del vecchio paroliere dei Cream Pete Brown, rimette subito le cose in ordine: notturna e bluesy, con un inventivo solo di Medeski all'organo e uno di sax tenore, ha una matrice classica e autobiografica ("una versione da film noir di me stesso", la definisce Bruce immaginandosi in testa il cappello a tesa larga del detective Philip Marlowe) che ritorna nella successiva "Fields of forever", dove Bruce e Brown ricordano le nottate passate a guidare tra pioggia e vento, per farsi le ossa e un nome in quel "circuito senza fine" che erano i club degli anni Sessanta (non sbaglia chi, in quelle parole e in quei riff rockeggianti, scorge i germi di un giovane Pete Townshend). C'è anche un richiamo evidente e voluto ai Cream, più in là, in quella "Rusty lady" che aggiorna il fraseggio inconfondibile e il messaggio di "Politician" adattandoli agli anni '80 della signora Thatcher, la lady di ferro arrugginita negli anni del crepuscolo (alla sei corde c'è un altro vecchio "guerriero da strada" come Robin Trower); e persino un titolo, "Keep it down", che calzerebbe a pennello a Clapton anche se la sei corde dell'ex Whitesnake Bernie Marsden è un filo più mordace e aggressiva di quella di Manolenta.

Un altro axeman della chitarra hard, l'ex Scorpions Uli John Roth, svisa senza esagerare in "Hidden cities", sgusciante inno a tempo dispari dalla struttura mutevole e volatile che rivela il volto più sperimentale di Bruce, deflagrante al basso e assistito da quattro voci femminili di supporto: l'autore ha svelato di averla parzialmente composta in stato postcomatoso, durante la sua malattia, e di quella condizione particolare la registrazione conserva una qualità eterea, onirica, spirituale. C'è un bel feeling live e analogico, in "Silver rails" (Abbey Road fa la sua parte), specie quando la strumentazione diventa essenziale come nella ballata "Don't look now" o in "Industrial child" - un altro richiamo ai postumi della sbornia thatcheriana, con i cantieri navali e le miniere che chiudono. Lì Bruce ricama la sua dolente elegia con nient'altro che la sua voce, un pianoforte (lo suona spesso, nel disco) e una chitarra acustica, mentre in "Drone" bastano il suo basso Gibson EB-1 ultradistorto, una batteria e i sibili dei cacciabombardieri a tratteggiare il pezzo più livido, claustrofobico ed estremo dell'album. Magari più intrigante nell'idea che nel risultato, ma indicativo di uno spirito ancora vivace, curioso e amante del rischio: filando tra scintillanti binari color argento il treno di Bruce, come canta il protagonista di "Reach for the night", sa ancora far sentire la sua voce.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.