«ESSERE UMANI - Frankie Hi Nrg Mc» la recensione di Rockol

Frankie Hi Nrg Mc - ESSERE UMANI - la recensione

Recensione del 26 feb 2014 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione

La scena Rap italiana deve molto a Frankie Hi-Nrg Mc. E’ farina del suo sacco il primo successo commerciale italiano rap, in un periodo nel quale il genere era esclusiva di gente come Run Dmc, Public Enemy, LL Cool J. Quasi esclusivamente americani, prevalentemente neri, rigorosamente in lingua inglese. “Fight da Faida” aprì la strada al rap italiano, lo fece uscire dai centri sociali e dal circuito delle Posse, creò un mercato che spiazzò anche le case discografiche, un banchetto dove si tuffarono in tanti con fretta e superficialità mettendo insieme rime a casaccio giusto per sfruttare quella che era considerata una moda momentanea.
Era l’inizio degli anni '90. Di quel periodo discografico molto è scomparso per manifesta inconsistenza: solo Frankie Hi Nrg e J-Ax sono stati capaci di scalare le classifiche e di attraversare indenni due decenni di metriche. Lo hanno fatto però in modo molto diverso. J-Ax separandosi da Dj Jad, esplorando generi e legando, anche a colpi di featuring, con la nuova generazione rap (Dogo, Marracash, Fedez, Emis Killa, Fabri Fibra) mentre Frankie Hi-Nrg ha sempre fatto, per citare un suo testo “la sua cosa nella casa”, ignorando la scena di cui è un teorico rappresentante di punta e collaborando con artisti lontanissimi dal suo genere come Pacifico e Fiorella Mannoia. Frankie ha l'enorme pregio di essersi sempre tenuto lontano anni luce dai temi tipici di troppi colleghi: vita nelle popolari, droga, donne, macchine, soldi, griffe e catene d'oro. Non ha mai partecipato, insomma, alle gare puerili su di chi ce l'ha più lungo. Le sue scelte controcorrente non gli hanno lesinato critiche dai centri sociali perché non allineato, lui prodotto e distribuito al primo album da un colosso della discografia in un periodo in cui rap e major erano contraddizioni in termini (lo stesso anno, 1993, gli Assalti Frontali che avevano scritto un brano per il film “Sud” del neo premio Oscar Salvatores, si rifiutavano di pubblicarlo nel cd della colonna sonora in quanto distribuito da una multinazionale).
Ora che invece il tabù discografico è superato (tutti i big della metrica italiana sono sotto contratto major) lui fa la scelta opposta e diventa indipendente. L’artista di Città di Castello è essenzialmente un libero pensatore della scena rap italiana. I rapper si distinguono per essere abitualmente molto prolifici? Lui pubblica 5 album di inediti in 22 anni. Gli album rap solitamente strabordano di tracce? Lui partorisce un lavoro con 7 brani 7. E se pensate che sia la prima volta andatevi a contare i pezzi effettivi dei vecchi lavori una volta depurati da intro, outro e campionamenti vari. Francesco Di Gesù è uno straordinario cesellatore di parole e pensieri, i suoi testi andrebbero prima letti e solo dopo ascoltati perché non sempre la sua musica li ha valorizzati adeguatamente. Un testo come “Autodafè” è più facile trovarlo in letteratura che in musica e, per guardare ai giorni nostri, anche il brano eliminato la prima serata del Festival “Un uomo è vivo” ha dei passaggi compositivi straordinari, indeboliti, in forma di canzone, solo da un ritornello alla Jovanotti ultima maniera (ascoltare per credere) che non è nelle corde dell’uomo perennemente incorniciato da una vistosa montatura Rayban WayFarer. A ben pensarci la carriera di Frankie ha avuto proprio nella scarsa valorizzazione dei suoi testi attraverso la musica il suo limite maggiore. Puoi aver dipinto la Monna Lisa ma se la esponi in un angolo accanto all’uscita e illuminandola male qualcosa della potenza evocativa inevitabilmente si perderà. E' capitato quindi che qualche matrimonio tra musica e parole non sia stato dei migliori penalizzando concetti meritevoli di un maggior numero di orecchie.
Qualche straordinaria eccezione però esiste, si pensi soltanto a “Quelli che benpensano” il maggior successo in carriera di Frankie, con una base che amplifica e valorizza ogni singola parola del testo. Quindi Verba Manent, caro Frankie, ma in musica le note contano altrettanto, anche e curiosamente, nel rap. "Gangsta’s Paradise", con quel tappeto sonoro avrebbe funzionato anche se Coolio ci avesse rappato sopra i nomi dei suoi compagni delle elementari. Credo che molti degli estimatori dell’artista italiano avrebbero firmato per qualche virtuosismo lessicale in meno a fronte di basi più incisive. “Essere umani” esce in contemporanea alla sua terza partecipazione al Festival di Sanremo. La prima, dieci anni fa, in qualità di ospite di Paola Cortellesi nel brano “Non mi chiedermi”. La seconda, nel 2008, in gara viene ricordata più per un litigio con l’ex amico Federico Zampaglione nel corso del DopoFestival che per il brano “Rivoluzione” (che non viaggiava su binari d’atmosfera troppo distanti dal pezzo classificatosi all’ottavo posto quest’anno). Ed è esattamente da quel dì che Frankie non da alle stampe un album di inediti. Ha scritto qualche brano legato a progetti specifici, ha fatto trasmissioni tv, ha recitato in film, ha diretto videoclip. Ha fatto cose, ha visto gente ma ha scritto poco, troppo poco. 5 anni per 7 brani?



Così è, se vi pare. “Un uomo è vivo” apre il lavoro ed è il pezzo che, come lo stesso Frankie ha avuto modo di dire, più personale che abbia mai scritto “Ci sono luoghi in cui le emozioni si nascondono nei dettagli, dove gli oggetti raccontano la nostra storia, quella di chi abbiamo amato”. “Pedala” è la canzone ascoltata più volte sul palco dell’Ariston, dove una corsa in bici diventa metafora della vita: salite, cadute, traguardi, gare da gregario confuso nel gruppo o da protagonista. “L’ovvio” sfrutta un gioco di parole per una riflessione su vacuo e massificazione “ti dicono le marche, ti elencano i modelli, così vuoi sempre quelli perché sono i più belli. Ti dicono per sempre, ma intendono per ora, ti dicono l’ovvio di quell’ovvio che innamora”. “Essere umani” da il titolo all’album ed è una fotografia nitida di questo momento italiano “Poi venne la crisi, sparirono i sorrisi, le frasi col vicino divennero scortesi, nervi troppo tesi, tasse tutti i mesi, i soldi peggio spesi, i soldi sempre attesi. “Atteso imprevedibile” racconta di due personaggi, un giocatore d’azzardo e un aspirante divo che bruciano la loro vita inseguendo improbabili sogni di vittoria e trascinando nel loro baratro chi li circonda “vede soffiarsi via la vita da una doppia coppia servita. Lui vive a casa come un tarlo, i suoi continuano ad allevarlo, con gli occhi bassi tutto il giorno per l’imbarazzo di incontrarlo.” “Splendido, pettinatissimo…testa nel look, vita nel book…vive nel mito di essere un mito, gli altri non l’hanno capito questo talento sprecato…il suo futuro è da star, che deve solamente aspettare: lui ne è contento e ancora non sa che il suo futuro è di star a guardare”. Il brano successivo è una ulteriore riprova della capacità di scrittura del rapper italiano in quanto non è facile sviluppare un testo intero parlando in modo incisivo di un elefante. Frankie ne è affascinato in quanto ritiene che nessun altro animale trasmetta meglio il significato di essere umano. L'opera uno dopo la chiusura del contratto con Sony-Bmg (Materie Prime Circolari è la sua etichetta) si chiude con “Cortesie”che viene ben presentata dal suo autore “Superficialità e disimpegno a tutti i costi, chiacchiere inascoltate, la sagra dell’inutilità che si consuma tra estranei che non vogliono sembrare tali, solo per cortese opportunismo” Quali sono i brani di punta dell’album? Difficile dirlo, nessuna hit come nessun riempitivo, qualità omogenea, come omogenei sono i difetti. Ha ragione Frankie Hi Nrg ad aver consegnato il disco intero nelle mani della commissione di Sanremo dicendogli “scegliete voi”.
Se siete tra quelli che amano la sua precisione tecnica (è uno dei pochissimi esponenti della scena rap di cui dal vivo si può capire quel che dice e che non fa uso di voce spalla ) la ricerca di ogni incastro, le tematiche impegnate ed impegnative, il rifiuto categorico della rima tanto per chiudere la barra, “Esseri umani” confermerà il vostro piacere all’ascolto. Se invece ritenete, come Bassi Maestro in una sua strofa, che Frankie Hi Nrg suoni vecchio o come Grido in un'altra canzone (parlando però di Fabri Fibra) che il modo di rappare sia cambiato, questo disco non muterà di una virgola le vostre convinzioni. Le tessiture metriche care a Francesco Alta Energia son quelle. Prendere o lasciare. E noi prendiamo.
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