«FATE - Soviet Soviet» la recensione di Rockol

Soviet Soviet - FATE - la recensione

Recensione del 30 dic 2013 a cura di Ercole Gentile

La recensione

I Soviet Soviet sono una di quelle sorprese che ti colgono alla fine dell'anno, quando pensi che tutto il meglio sia ormai già arrivato. Ne senti parlare anche fuori Italia (su Stereogum ad esempio), ti incuriosisci e ti metti ad ascoltare “Fate” quasi più per 'dovere' professionale che per altro. E invece, fortunatamente, succede che scopri un in extremis 2013 un disco italiano fatto con tutti i crismi.
E' abbastanza evidente capire da dove il trio di Pesaro peschi i suoi riferimenti: la scena new-wave e dark a cavallo tra fine Settanta e primi Ottanta, su tutti i Joy Division e Bauhaus. Si sente moltissimo l'influenza di queste seminali band britanniche, però i Soviet Soviet riescono a ri-elaborare la formula tramandata dai 'padri', trovando un modo originale per renderla attualmente magica. Su tutti la voce di Andrea Giometti, che in molti dicono assomigli al timbro vocale di Brian Molko dei Placebo (ed in effetti qualche similitudine c'è), ma in generale i 'sovietici' riescono ad incollare all'ascolto con una velocità ed un'energia che rendono “Fate” un disco sì cupo, ma non drammatico.



Per credere provare la doppietta iniziale con “Ecstasy” e “1990”, ma anche “Further”, “No lesson”, “Hidden” schegge che si infilano nel lato oscuro della nostra personalità, grazie anche ad echi shoegaze che rendono il tutto più 'mentale'.
I Soviet Soviet sono l'emblema di come inventare qualcosa di nuovo sia diverso dal crearlo. La band pesarese non inventa nulla, ma grazie ad una capace e interessante ri-elaborazione ha creato un album omogeneo e compatto come “Fate”, che non ti molla neanche per un attimo. Che il destino si compia signori, che i Soviet Soviet diventino grandi.
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