«RE-MIT - Fall» la recensione di Rockol

Fall - RE-MIT - la recensione

Recensione del 16 mag 2013 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Non è vero che i gruppi devono sempre stupire e spiazzare. E lo sappiamo bene tutti… è un bene se lo fanno nelle loro prime uscite, ma poi giocoforza sviluppano un’identità riconoscibile, un marchio e una “voce” che li rende – appunto – quel gruppo e non un altro. Per cui è un supremo godimento ascoltare un nuovo album dei The Fall che fanno i The Fall. Il che significa disturbare, divertire ed esaltare allo stesso tempo: la sensazione è proprio quella di essere in balia di un ammasso di neurorecettori impazziti che dispensano piacere e fastidio a intervalli casuali, a cadenze irregolari e senza alcuno schema logico o funzionale a guidarli.
“Re-mit” è un lavoro al 100% farina del sacco di Mark E. Smith, che dimostra di essere in forma eccellente dopo 37 anni passati facendo quel mestiere logorante che è, appunto, essere Mark E. Smith – una specie di menestrello psicotico del post punk, assetato di cervelli da suggere con cannucce colorate. Smith ci spiazza con una intro di generico pop/garage/bubblegum/rock di vaga ispirazione Sixties (roba che ti viene in mente di avere sbagliato cd) e poi… fuoco di copertura, fitto e implacabile. Quella “Sir William Wray” come secondo pezzo, dal riff di chitarra impietoso e deliziosamente retro-wave, è un gioiello di punk deragliato come solo i The Fall sanno fare: una vera escalation in cui Smith farfuglia come un folle in preda al parossismo, gli strumenti martellano e si rincorrono, ma soprattutto i cori diventano una specie di incitamento subliminale alla rivolta. Contro cosa? E chi se ne importa… contro tutto e niente: basta che sia rivolta, se c’è il comandante Smith in testa.



Fermi tutti. All'improvviso, mentre questa recensione viene scritta, arriva un pensiero: questo è il trentesimo (TRENTESIMO) album dei The Fall… 30 è un numero davvero grande. Nemmeno i Rolling Stones hanno fatto 30 album in studio (ovviamente esclusi greatest hits, compilation e raccolte varie): loro sono fermi a 29. E allora c’è davvero poco da discutere. Mark E. Smith è un fuoriclasse, può quasi permettersi di tutto, anche un approccio ferocemente scanzonato e impunito come quello di “Re-mit”. Perché man mano che l’ascolto progredisce, la sensazione è nettissima: qui Smith si sta divertendo e nemmeno poco. Alle nostre spalle, forse, ma anche a nostro uso e consumo. Sempre se riusciamo a seguirlo.
In effetti il problema più grosso sembra essere proprio questo, con “Re-mit”: entrare nel mood e assorbirne l’essenza. Un po’ come per tutti i lavori dei The Fall, a onor del vero. E infatti l’album ha ricevuto, soprattutto da blasonate testate britanniche, recensioni gravemente discordanti: c’è anche chi si è domandato come Smith abbia potuto cadere così in basso. Bene: se questo è il livello dell’infamia, il genere umano è salvo, perché “Re-mit” è tutt'altro che una collezione di pezzi raffazzonati e incompleti, così come non è un tradimento dello spirito dei Fall. Al contrario, ladies and gentlemen… al contrario.
Mark E. Smith è patrimonio dell’umanità e va preservato.
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