«GREEN (25TH ANNIVERSARY DELUXE EDITION) - R.E.M.» la recensione di Rockol

R.E.M. - GREEN (25TH ANNIVERSARY DELUXE EDITION) - la recensione

Recensione del 14 mag 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Il primo disco per una major. E’ un mondo manicheo come quello della musica rock, dove tutto viene considerato o bianco o nero. O commerciale o artistico. O bello o brutto. Così una band indipendente che firma per una multinazionale si sottopone, da sempre al fuoco di fila degli integralisti.
Se c’è un gruppo che ha dimostrato negli anni l’inutilità di questi steccati, sono i R.E.M.. Alla fine degli anni ’80, dopo 5 album per la I.R.S. di Miles Copeland (fratello di Stewart dei Police), dopo essere diventati la band simbolo del college rock - ma senza approdare alle masse - firmarono per la Warner. “Green” fu il primo disco di questo sodalizio che durò fino alla fine della carriera e viene ora ristampato per i 25 anni - con un poco di anticipo: il disco usci a novembre del 1988, in contemporanea con le elezioni che incoronarono Bush Senior a successore di Reagan. “Don’t get bushwhacked” diceva lo slogan pubblicitario dell’epoca che invitava a votare e comprare il disco, con un gioco di parole (“Darsi alla macchia”/farsi intrappolare da Bush) che sarebbe ritornato anni dopo in “Drive”.
E’ un disco di transizione, “Green”: ma è forse il miglior disco di transizione della storia del rock. Ed è uno dei dischi migliori di una splendida discografia.
Transizione, dicevamo: tra il suono diretto della prima fase della carriera e quello più raffinato della seconda parte, e tra le chitarre elettriche e quelle acustiche e i mandolini che avrebbero fatto esplodere i R.E.M. con “Out of time”. Inizialmente doveva essere diviso tra un lato elettrico e uno acustico, e un po’ questa divisione rimase: da un lato le fucilate chitarristice di “Pop song ’89” e “Turn you inside-out”, dall’altro lato le ballate “You are the everything”, “Hairshirt” e “The wrong child”, che anticipano le atmosfere malinconiche a venire. In mezzo canzoni remmiane allo stato puro (“World leader pretend”, “Orange crush”), psichedelia (“I remember california”) e i primi, bellissimi tentativi di un altro genere che sarebbe ritornato spesso - il pop rock un po’ cazzone di “Get up” e “Stand”. In altre parole: un capolavoro, il disco che ancora oggi rappresenta al meglio tutte le sfaccettature dei R.E.M..




Al disco seguì il primo vero tour mondiale del gruppo, il “Green world tour”, che toccò anche l’Italia (qua ho raccontato il mio primo concerto del gruppo, a Milano, nell’89). Dall’ultima data di quel tour arriva il CD bonus della ristampa, che come ormai è tradizione è una scatolina che contiene poster, cartoline e CD. Registrato a Greensboro, il concerto-bonus non è del tutto inedito: venne usato come base per “Tourfilm”, videoconcerto uscito al periodo in VHS, altre canzoni vennero poi pubblicate su CD singoli nel ’91-92.
Ma, guarda caso, quel “Tourfilm” è una delle migliori cose live pubblicate dai R.E.M.- quindi peccato per i fan che già conoscevano buona parte di quell’esibizione. Ma meglio per gli ascoltatori normali, che si ritroveranno per le mani un disco dal vivo di altissimo livello e restaurate nell’audio: la band nel suo momento di forma migliore, compatta e tagliente come mai più lo sarebbe stata.
Unica vera pecca - dal live sono state tagliate le piccole cover “a cappella” che Stipe faceva in quel tour a brani come “World leader pretend” e “King of birds” (e che rendevano ancora più affascinanti i brani. Nell'edizione digitale, i brani sono 26: sono incluse le 5 tracce pubblicate nell’EP a tiratura limitata per il Record Store Day.
La fama vera sarebbe arrivata solo nel ’91 con “Losing my religion”. Da lì in poi i R.E.M avrebbero dimostrato che si può stare su una major, vendere milioni di dischi e rimanere coerenti con se stessi. Sarebbero diventati, per un po’ di anni, più melodici, sottolineando quella vena malinconica già presente in “Green”, per poi rimbalzare al rock con “Monster” solo a metà anni '90.
Ma anche con il senno di poi. “Green” rimane uno splendido album, a 25 anni di distanza, e questa ristampa gli rende giustizia.
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