«PHANTOM ANTICHRIST - Kreator» la recensione di Rockol

Kreator - PHANTOM ANTICHRIST - la recensione

Recensione del 04 giu 2012 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Chi l'avrebbe mai detto che questi teutonici thrasher di Essen sarebbero stati ancora in giro a 30 anni dalla loro formazione nel lontano 1982? E invece i Kreator, senza peraltro battere ciglio o mostrare segni di cedimento, continuano indefessi e concentrati. Come, a onor del vero, molte band metalliche dell'epoca: come se i primi anni Ottanta fossero una stagione di nascite di veri e propri highlander della scena heavy.
La band capitanata da Mille Petrozza, con questo "Phantom antichrist", giunge al tredicesimo disco in studio dal 1985 a oggi (se ci fate caso, tra il 2011 e il 2012 sono diverse le band hard ed heavy che hanno toccato questo medesimo traguardo, a testimonianza di quanto si diceva qualche riga più su) e, per usare una locuzione molto romanesca, dimostra che "la pompa gli regge ancora". Insomma, niente bypass, catetere, protesi e deambulatore per questi signori, ma piuttosto i segni di una voglia di cambiamento, anche solo estemporanea. Per fortuna non è stato limato troppo (del resto chi li vorrebbe in versione folk acustico o ambient? Sarebbe un suicidio), ma è palese una vena più melodica e strettamente collusa con l'ispirazione classic metal. Una scelta piuttosto coraggiosa, che potrebbe anche rivelarsi avventata.
Se la prima traccia (saltiamo l'intro d'atmosfera intitolata "Mars Mantra") - quella da cui è tratto il titolo del disco - è un classico attacco all'arma bianca in stile thrash tedesco, con tutti i sacri crismi, il taglio cambia in maniera molto evidente nei pezzi a seguire; fino a giungere a quella che forse è la chiave di lettura per "Phantom antichrist": "From Flood Into Fire". Qui i Kreator scoprono le carte senza possibilità di errore, abbandonandosi a un brano che è in pratica un florilegio di power metal... e improvvisamente, come se ci trovassimo in un vecchio adventure game testuale per il Commodore 64, il dilemma compare sul display del nostro cervello: "Stai ascoltando i Kreator che fanno power metal: premi (1) per continuare oppure (2) per staccare e mettere su un album a caso dei Sodom".
Francamente, non esiste una risposta esatta o più conveniente; se l'idea di assistere a questa mutazione non radicale, ma percepibilissima, vi disturba gravemente allora è sicuro che non apprezzerete "Phantom antichrist" e dovrete cercare rifugio nella produzione passata della band o dei colleghi. Se invece siete stuzzicati da questa inaspettata liaison, avrete modo di sondare come Mille Petrozza e fidi compari siano in grado di destreggiarsi in maniera più che convincente nelle frazioni power metal e melodiche; certo, non sono i Rage, ma forse è anche meglio così.
Questi nuovi Kreator sono davvero bizzarri e sfornano una decina di canzoni interessanti, articolate e anche violente come ci si aspetta da loro - a tratti; il problema è che disorientano, come se avessero fatto un esperimento culinario che non ci aspettavamo e ci trovassimo a degustare un bel piatto di chili e Nutella... buoni entrambi, ma assieme richiedono un po' di preparazione psicologica.
La violenza, la rabbia e il vetriolo dell'anima ci sono ancora, ma in questo frangente la band li diluisce - o meglio, li inframmezza - con soluzioni tipiche di un genere che non le è mai appartenuto e che, anche se affrontato dignitosamente, spiazza. Prendiamo dunque "Phantom antichrist" per un divertissement, una di quelle cosa un po' pazze che spesso trovano spazio nelle discografie degli artisti più longevi, e godiamocelo per quello che è senza troppi talebanismi. Il disco è più che onesto, in fondo. Ma speriamo che, col prossimo, il dottor Petrozza rispolveri la sua "flag of hate" e la faccia sventolare alta, senza divagare troppo.

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