«THE ONLY PLACE - Best Coast» la recensione di Rockol

Best Coast - THE ONLY PLACE - la recensione

Recensione del 16 mag 2012 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Alla parola California viene quasi automatico associare immagini di spiagge, sole, donne stupende, surfisti e musica. Inutile citare quanti artisti fino ad oggi hanno cantato e omaggiato quello che negli Usa chiamano "The Golden State".
I Best Coast, ovvero la cantante/chitarrista Bethany Cosentino ed il polistrumentista Bobb Bruno, vengono dai dintorni di Los Angeles e la California ce l'hanno nel sangue, nel nome ed anche sulla copertina del loro nuovo disco, stretta nelle braccia dell'orso che è il simbolo dello stato.
“The only place” arriva a due anni di distanza dai grandi consensi riscossi dall'album di debutto “Crazy for you” e porta sul dorso un'illustrazione dei primi del Novecento dedicata a “I love you California”, l'inno ufficiale dello Stato dal 1913. Una vera dichiarazione d'amore nei confronti della loro terra.
Con il primo capitolo discografico i Best Coast sono diventati una formazione di culto in ambito indie (specialmente negli Usa), grazie ad una frizzante miscela di surf-pop anni Sessanta, sfumature punk-garage, sound lo-fi e testi diretti e sinceri. La loro seconda prova si presenta quindi con un carico di aspettative non indifferente e si sente subito che le cose sono cambiate.
Se n'è andata la 'bassa qualità', rimpiazzata da una produzione curata da Jon Brion (Fiona Apple, Kanye West e compositore per il cinema) e registrazioni effettuate nei leggendari Capitol Studios di Hollywood (“Non mi andava di fare un disco lo-fi in un posto del genere: qui ci hanno registrato Sinatra e Beach Boys” ha dichiarato Bethany). In più metteteci che il successo e la vita in tour ti fanno inevitabilmente crescere e cambiare, ed ecco che “The only place” diventa un disco chiaramente più maturo.
Le atmosfere frizzanti di “Crazy for you” si sono smussate, c'è più malinconia e l'istinto ha lasciato maggiore spazio alle riflessioni: il surf è uscito dalle onde dell'oceano e si è tuffato in un lago più oscuro (vedi “My life”, “Do you love me like you used to”, “Dreaming my life away”), ci sono squisite ballate che confermano la grande capacità di scrittura della Cosentino (“No one like you”, “How they want me to be” e la conclusiva “Up all night”), ma non mancano anche episodi veloci e diretti che rimandano al primo lavoro (la title-track, “Why I cry” e “Let's go home”). Sempre di amori, di introspezione, colpi di fulmine e incomprensioni si parla, ma non più come si faceva da giovincelli.
Ecco, “The only place” non può sorprendere come il primo lavoro dei Best Coast, è indubbiamente meno solare e 'pazzerello', ma è un disco che dopo alcuni ascolti si fa apprezzare per la sincerità e perchè non avrebbe avuto senso alcuno fare un album uguale al precedente. E poi dimostra ancora una volta come in giro per il mondo ci sia pop (perchè di questo si tratta) di grandissima qualità, che può trattare con intelligenza (ed allo stesso tempo sdrammatizzare) anche temi quotidiani e personali. In Italia in tanti ('grandi' discografici su tutti) ancora non lo hanno capito.

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