«NOT YOUR KIND OF PEOPLE - Garbage» la recensione di Rockol

Garbage - NOT YOUR KIND OF PEOPLE - la recensione

Recensione del 14 mag 2012

La recensione

Tornano tutti, perché non i Garbage ? La band del Wisconsin ci aveva abituati a pause lunghe tra un disco e l'altro, ma quest'ultima - sette anni buoni da "Bleed like me", l'ultimo disco di inediti - è stata forzata dalla rottura dei rapporti con la Warner, per cui Shirley Manson e compagni non hanno speso parole tenere nelle recenti interviste. Vittime della classica parabola dell'artista di successo condannato a replicare risultati irripetibili, tornano da indipendenti e fautori del proprio destino con un disco che già nel titolo sembra voler mettere le mani avanti: non siamo i tipi per tutti, prendere o lasciare. In realtà non sono cambiati poi così tanto, anche se si tuffano con rigenerata convizione nel vortice che centrifuga come da manuale rock elettrificato, elettronica e melodie pop, quel mix che portò fortuna a "Stupid girl", "Only happy when it rains" e "I think I'm paranoid" mettendo d'accordo nella seconda metà dei Novanta giovani fans, programmatori di Mtv e creativi pubblicitari.
Si sforzano di essere se stessi, ma si vede che ci tengono a restare sintonizzati sul presente: il biglietto da visita con cui aprono il disco tra synth urlanti e ritmi teutonici, "Automatic systematic habit", cerca di afferrare per le corna la moda imperante dell'EDM, la nuova musica da ballo elettronica che impazza nei dj set di Skrillex e David Guetta come nei dischi di Madonna e Lady Gaga, con tanto di voce filtrata alla Daft Punk o alla Black Eyed Peas. Ancora più ammiccante (e "tamarra") è "I hate love", con altri asfissianti fraseggi sintetici che rievocano i fasti della vecchia italo-house anch'essa tornata di moda nel riflusso del pop del Duemila.
Fortuna che c'è dell'altro, perché "Not your kind of people" è il solito disco a cipolla dei Garbage, stratificato e densissimo. Il loro batterista e mago dei suoni Butch Vig, che tutti ricordano come il produttore di "Nevermind" dei Nirvana , lo ha infarcito come al solito di rumori, rifrazioni e infinite manipolazioni, giocando a più non posso con gli effetti e con i cursori dei volumi. C'è un'atmosfera molto anni Ottanta, e un bel po' di New Order , nelle linee linee di basso ossessive di "Big bright world" (a giudizio stesso del gruppo, uno degli "anthem" del disco); ma anche un po' di Sixties nel riff distorto di chitarra con cui Steve Marker firma "Blood for poppies", il primo singolo che si appiccica alle orecchie come una cantilenante, straniante filastrocca. Sul finale del disco, le martellanti "Battle in me" e "Man on a wire" trasmettono la stessa battagliera urgenza con più inquietudine e un senso di claustrofobia: un graffio, uno squarcio sonoro, la prima; un punk futuristico, una sorta di garage elettronico, la seconda.
In mezzo sta il resto, il lato più intimo e melodico, più sperimentale e interessante dei Garbage e di Shirley la rossa, la pasionaria scozzese e "poster girl" dell'alternative rock anni '90 che qui sfodera belle sfumature timbriche e tutte le sue armi di seduzione. "Control", con un'aggressiva e efficace armonica in odore di blues, è un treno in corsa sui binari un po' arrugginiti del trip hop. "Not your kind of people" un carillon sognante con una chitarra old fashioned da vecchio poliziesco. "Sugar", forse il momento migliore, una ballata morbida e voluttuosa che la Manson accarezza con grazia e mestiere. E "Beloved freak" una chiosa spettrale e malinconica che conferma la multidimensionalità dei Garbage ma non scioglie i dubbi sulla loro coerenza e consistenza artistica nell'anno di grazia 2012: la risposta la fornirà, magari, il loro ritorno sui palchi italiani annunciato per l'11 luglio al Castello di Vigevano.




(Alfredo Marziano)
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