«OUR VERSION OF EVENTS - Emeli Sandé» la recensione di Rockol

Emeli Sandé - OUR VERSION OF EVENTS - la recensione

Recensione del 13 feb 2012 a cura di Franco Bacoccoli

La recensione

Di Emeli Sandé il grande pubblico iniziò a sentir parlare nello scorso dicembre, quando si diffuse la notizia che alla cantante, la quale in realtà aveva iniziato a darsi attivamente da fare già nel 2009, era stato assegnato il Critics' Choice Award 2012 dei Brit Awards della British Phonographic Industry. Un premio sicuramente beneaugurante: nel 2011 il Critics' Choice Award era andato a Jessie J, e lo scorso anno il secondo album di debutto più venduto in Gran Bretagna era proprio stato "Who you are" di Jessie. In precedenza il riconoscimento era andato a Ellie Goulding (2010), Florence and the Machine (2009) e Adele (2008). Insomma una garanzia, visti i successi poi mietuti. Ancora nello scorso dicembre definita "relativamente sconosciuta", la cantautrice e multistrumentista scozzese ha in realtà alle spalle una bella striscia di affermazioni: ha infatti composto brani per il rapper londinese Chipmunk, per Cheryl Cole (ex Girls Aloud), per Tinie Tempah nonché per Susan Boyle e Professor Green. Sul singolo "Read all about it" di Professor Green, arrivato al numero 1 in Gran Bretagna con 153.000 copie nella prima settimana, c'è Emeli. Che giustamente ora riprende il brano come chiusura del suo primo album. Proveniente dall'Aberdeenshire, ex studentessa di medicina all'università di Glasgow, madre inglese e padre africano, Emeli ha già pubblicato i singoli "Heaven" (numero 2 in UK) e "Daddy" e fa adesso uscire il suo primo lavoro completo, "Our version of events". Attenzione, perché qui siamo in presenza di un album che, se sarà promosso bene, se imboccherà i canali giusti, se avrà fortuna, se inizierà il passaparola della gente, ha tutte le potenzialità per diventare il "21" del 2012. L'artista, che cita tra le proprie fonti di ispirazione Nina Simone, Joni Mitchell e Lauryn Hill, dispiega infatti su quasi tutti i brani una maturità e specialmente una sensibilità straordinarie per una cantante non ancora venticinquenne. Se da una parte qualche riempitivo non manca, come del resto non mancava neppure sulla seconda prova di Adele, e abbiamo visto tutti gli sbalorditivi record conquistati nel 2011 da "21", dall'altra ci si può facilmente entusiasmare perché "Our version of events" ha tutti i numeri giusti per diventare uno dei dischi migliori dell'anno nonostante si sia ancora ad inizio 2012. La già conosciuta "Heaven", su un ritmo serrato con sottolineature di archi e qualche contrappunto di ottoni, apre l'album in maniera tambureggiante ma non deve trarre in inganno; il disco procederà infatti in maniera decisamente meno commerciale. "My kind of love" potrebbe agevolmente appartenere al repertorio dei migliori lenti di Rihanna, solo che Emeli canta il brano con più anima della ragazza delle Barbados. Svolazzano sfumature alla Anastacia. "Where I sleep" è una delicata canzone R&B; seppur semplice, e troppo breve, si rivela pezzo squisito. "Mountains" è una canzone meravigliosamente soffice, dove rifulge proprio quella sensibilità cui si accennava. "Clown" è un altro lento, non magico come "Mountains" ma ugualmente molto godibile. Con "Daddy" (secondo singolo) si rientra nel filone dei ballabili, però lo si fa con grande classe. Dopo la ballata "Maybe", il cui testo parla di una coppia che abita assieme ma poi litiga, arriva "Suitcase", lentaccio assassino per ballare avvinghiati. O per sognare. O per ricordare i momenti belli del passato. E non è difficile immaginarsi un intero palazzetto che si emoziona mentre Emeli canta questo pezzo. Breaking the law" è un bel lento di trasporto, "Next to me" (terzo singolo) un mosso con striature soul-gospel nel ritornello, "River" è matura e convincente, "Lifetime" leggerina, tanto di cappello per "Hope" (con Alicia Keys) e poi si chiude su "Read all about it (pt. III)" che a tratti commuove.

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