«BACK TO LOVE - Anthony Hamilton» la recensione di Rockol

Anthony Hamilton - BACK TO LOVE - la recensione

Recensione del 30 gen 2012 a cura di Alessandra Zacchino

La recensione

Anthony Hamilton rappresenta ormai da alcuni anni una figura autorevole nella scena neo-soul americana, conservando inalterati in ogni suo disco i tratti tipici del genere e senza mai cedere a tentazioni commerciali. Di recente, la sua calda voce è stata protagonista del duetto perfetto con Jill Scott nella splendida canzone “So in love” che ha in un certo senso preparato al suo ritorno. “Back to love” è il quarto capitolo del suo percorso musicale e stavolta si avvale di produttori come Babyface, James Poyser, Kevin Wooten e Salaam Remi. Come chiaramente indica il titolo dell’album, è l’amore al centro dell’universo di Hamilton. Un sentimento, tutto sommato, rimasto inalterato nei secoli e sempre capace di emozionare. Le vicissitudini amorose sono ben delineate qui, in un’atmosfera spesso talmente romantica da sembrare retrò nell’era moderna. Ed è proprio questo il punto: non si può pretendere eccessiva modernità da uno come Anthony Hamilton. Piuttosto, come sempre, il cantante riesce a rendere ben visibili le sue influenze vintage, pur non sacrificando l’aspetto contemporaneo dato dalla produzione di ogni singola canzone. Difficile restare indifferenti all’ascolto di questa nuova raccolta di canzoni, soprattutto perché è la voce di Hamilton il punto focale. “Back to love” lo trova in ottima forma e il suo timbro ricorda sempre più quello di un grande del passato come Bobby Womack. L’intensità di Hamilton di derivazione gospel, impreziosisce ogni interpretazione e alcuni nuovi pezzi risultano così più convincenti e coinvolgenti come per esempio la struggente “Pray for me” (una delle tre canzoni firmate da Babyface), ma anche “Writing on the wall” e “Back to love”. Ci sono però anche delle forzature che suonano un po’ stonate, come il numero funk alla Cee Lo di “Sucka for you”.
Anthony Hamilton è un tradizionalista, uno all’antica quando si tratta di delineare il suono della sua musica e le storie che intende narrare in ogni canzone. Nonostante sia un po’ strano talvolta imbattersi in momenti inaspettati come nel suo duetto conKeri Hilson di “Never let go” (la cui performance non è certo memorabile) e appaia persino atipica la scelta di Babyface come produttore di punta, per il resto, Hamilton si muove con una certa sicurezza in quello che comunque è un territorio musicale da lui già ampiamente esplorato nei precedenti album. Non ci sono sorprese, non ci sono guizzi geniali in “Back to love”, ma solo buona musica. E non è poco.

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