«GLOBAL FLATLINE - Aborted» la recensione di Rockol

Aborted - GLOBAL FLATLINE - la recensione

Recensione del 30 gen 2012 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Costa una certa fatica arrivare a comprenderlo, ma gruppi e dischi di questo tipo hanno - senza alcun dubbio - un fascino antropologico e una valenza sociale notevole. L'importante è non lasciarsi fuorviare dall'atmosfera da carnevalata di serie z, dal sangue finto, dalle voci da demonio con la raucedine, dalla violenza totalmente acritica e decerebrata che il death-thrash-grind più truce esprime. Ed è così che anche una band estrema fino al parossismo come i belgi Aborted acquisisce un proprio status che la eleva dal calderone qualunquista dei "fenomeni da baraccone per ragazzini metallari".
"Global flatline" è il titolo del settimo album della band (che debuttò nel 1999); un gruppo che nonostante la relativa oscurità - non è certo materiale da copertina - ha lavorato duro, fino a ritagliarsi di diritto il proprio posto nella storia contemporanea del death metal. In questo nuovo lavoro gli Aborted riversano un concentrato di rabbia grottesca ed energia fuori controllo così magmatico da risultare ipnotico e affascinante. È ascoltando materiale come quello dei 13 brani di "Global flatline" che si comprende esattamente la valenza di un genere così ostico, in prima battuta. Perché la chiave è proprio il suo carattere liberatorio: dopo una scarica di violenza così sopra le righe, che ti lascia senza respiro e senza possibilità di pensare, l'effetto è quello che si percepisce chiaramente dopo un allenamento fisico impegnativo: il cervello si svuota dell'immondizia accumulata e il corpo si rilassa. Quindi è chiaro che, al netto di deviazioni e malintesi, questa è musica che offre importanti valvole di sfogo, che aiuta ad alleggerire il peso della routine o degli eventi che nostro malgrado dobbiamo subire; è lo stesso meccanismo dei film gore, splatter, slasher... si esorcizzano il male, la morte e la negatività mostrandoli in ogni loro aspetto, possibilmente esagerato - fino a farli diventare macchiette e caricature.
Ovviamente è roba per muscoli cardiaci allenati e sconsigliata a chi non ha mai praticato - nemmeno per caso - il genere. E questo perché gli Aborted menano davvero durissimo, con riff avvolgenti e mulinanti, un cantato in stile growl da far venire la pelle d'oca agli zombie, tempi frenetici e i canonici rallentamenti per accentuare la tensione... è un buon album che mostra un songwriting moderno, ma ben consapevole della tradizione (ovviamente in ambito death e di ispirazione Carcass, se vogliamo), che non disdegna qualche puntatina in territorio groove metal. Per la band è un ritorno alle origini in pompa magna, dopo le atmosfere leggermente più vaghe e sperimentali dei due pur pregevoli album precedenti; ma attenzione, il quid che distingue "Global flatline" dalla pletora di uscite di gruppi che cercano semplicemente di essere i più veloci, cattivi e truculenti, è che i brani - seppur nella loro rabbia incontinente - sono studiati, costruiti e ben congegnati. La tensione resta alta per tutto l'album (che peraltro è composto da brani della durata media di tre minuti e mezzo, a parte qualche eccezione) e non si ha mai, nemmeno per un istante, la tipica sensazione sgradevole del guazzabuglio di riff suonati con una motosega e appiccicati uno all'altro con il nastro biadesivo.
In definitiva, una bella prova per gli Aborted che mostrano di avere ancora energia, idee e la giusta concentrazione per restare tra i gladiatori che lottano nell'arena del death e del metal più intransigente... un ambientino che, decisamente, non perdona ingenuità e cali di tensione.

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