«WATERLOO - Fabrizio Coppola» la recensione di Rockol

Fabrizio Coppola - WATERLOO - la recensione

Recensione del 03 ott 2011 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Di Fabrizio Coppola si sono dette tante cose, che è un piccolo Springsteen, che ama le storie metropolitane sull'amore-odio per Milano, che ha un cuore politico (visto il suo sostegno a Boeri), ma pochi si sono concentrati sulla cosa più evidente. Coppola sa scrivere delle belle canzoni, il che non è banale; non si perde mai in inutili fronzoli e cuce ogni nota con arte e professionalità, unendole con dei testi tanto personali quanto vicini ad ogni ascoltatore.
E' strano partire con dei complimenti all'inizio di una recensione, senza spiegare il “perché e il percome”, ma questo suo nuovo disco ci mette ancora di fronte a questa realtà: “Waterloo” è il migliore dei tre dischi pubblicati fino ad ora da Coppola per varie ragioni, innanzitutto perché con queste undici canzoni sembra aver trovato finalmente un punto di equilibrio tra la sua vena rock e quella cantautorale e malinconica, ma soprattutto perché riesce a parlare di sconfitte personali come quelle della società in cui viviamo con lo spirito di chi si sta muovendo oltre, lasciandosi il peggio alle spalle, il che ci fa sentire in qualche modo rincuorati.
La “Waterloo” di Fabrizio è passata, intorno a lui ci sono ancora i morti e i feriti, ma in tutto ciò che lui canta si sente il suono della speranza, della “Volontà”, parafrasando il titolo di una delle sue prime canzoni.
La stessa “Stupidità”, ripresa dall'EP eponimo di due anni fa, continua ad essere un pugno nello stomaco con la sua lista di atrocità contemporanee, ma nel raccontarle, nel descriverle, ci invita a puntare lo sguardo al futuro, un futuro in cui “respirare e lavorare” sembrano una buona base da cui partire.
Dopo questa introduzione a tema sociale, Coppola ripone la sua attenzione sulle piccole storie come “La mia rovina” e “La ballata dell'uomoformica”, una bellissima ballata in cui canta di un amore minato dal lavoro e dalla distanza. “Ancora vivo” torna a percuoterci con il suo rock e il suo bel ritornello mentre Fabrizio ci parla della sopravvivenza al lutto, o alla vita stessa, come accade in “L'altalena”.
“Cade a pezzi la mia ragione presa a calci dalla mia nazione”, ci urla pieno di grinta Coppola in “Al suolo”, vero inno alla speranza in un mondo migliore, prima di esplodere tutto il suo talento nella titletrack: “Waterloo” è la vera perla di questo disco, una canzone che ogni musicista dovrebbe invidiare.. Qui si mescola tutto il background di questo autore, il rock inglese e americano, il folk, il cantautorato italiano vengono compressi in tre minuti e venti di nervi tesi e parole pesanti e nere come il piombo. Un proiettile nel cuore il cui dolore viene addolcito solo dalla dolcezza di due ballate come “Verso casa” e “Una luce che non spegni mai” in cui Fabrizio riesce a parlare di amore e di fede senza mai scadere in ovvietà.
“Credi ancora in Dio e nei miracoli? Io credo alla polvere e prego nel vento”


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