«THE HUSH - Texas» la recensione di Rockol

Texas - THE HUSH - la recensione

Recensione del 21 mag 1999

La recensione

Come reagisce un gruppo di discreto successo quando il grande successo gli esplode come una bomba sotto il sedere? A chiederlo ai Texas, bisognava aspettare l’uscita di “The Hush” per avere una risposta. E per venire a sapere che il gruppo – dopo anni di militanza presso il filone pop-soft-rock – ha deciso di ricordarsi del mondo più black & soul da cui proviene e di scrivere canzoni che abbiano quel tipo di flavour. Che la musica nera sia sempre stata di casa a Glasgow è del resto cosa assai nota, visto che proprio gruppi molto ’80 (Deacon Blue, Simple Minds,…) hanno ammesso il proprio debito nei confronti del suono Motown. E così “The hush”, venduto da Sharleen & company come il loro disco più sexy, ondeggia tra canzoni sinuose e un po’ indolenti, attento a creare un’atmosfera di intimità che possa al tempo stesso convogliare l’energia e il sudore di un po’ di pop-rock. “When we are together” è pura Motown riveduta e corretta alla luce di “Stop” delle Spice Girls, ma carica di quel soulish mood che tanto piace ai gruppi inglesi. L’iniziale “In our lifetime” – primo singolo estratto dall’album – occhieggia al vecchio hit del gruppo senza confessarlo troppo, ma anzi mischiando le carte in tavola con qualche spezia ‘cantonese’ alla Cure. Il resto delle canzoni non si distacca molto da questa voglia – eccessiva – di confidenza immediata e così, nonostante la cura per gli arrangiamenti e le sonorità dell’album, viene fuori che “The hush” è un disco che risparmia, e molto, sulle canzoni: è come se i Texas, per non correre il rischio di non piacere a nessuno, si siano orientati verso un genere crooner-sentimentale dalle aperture moderne che, seppur piacevole, non trova molta giustificazione del loro curriculum né nel loro pedigree, di gran lunga più spericolato. E invece qui “Day after day” ruba il lavoro a Diana Ross quando incideva i duetti con Marvin Gaye, e per giunta senza neanche tirare in ballo quella voce. E quindi tornando al quesito iniziale, le cose sono due: o i Texas hanno reagito al successo facendo il loro disco più personale, tentativo poco riuscito ma per lo meno coraggioso, oppure hanno deciso di non correre rischi. Tentativo poco riuscito anche questo, alla luce delle canzoni di “The hush”.
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