«FIRST STEPS - Noa» la recensione di Rockol

Noa - FIRST STEPS - la recensione

Recensione del 01 apr 1998

La recensione

Due album eccellenti, questi che Noa aveva pubblicato soltanto in Israele. Due album che non fanno rimpiangere niente delle più recenti prove dell’artista, quelle che hanno coinciso con il suo successo internazionale, ma che anzi portano davanti ai nostri occhi l’immagine di un’artista in formazione, piena di idee, di talento e di riferimenti musicali. Noa che canta i Beatles. Noa che canta Madonna. Noa che canta gli standard più consolidati del jazz. Noa che canta le sue origini ebraiche. Il tutto giovandosi degli splendidi accompagnamenti alla chitarra di Gil Dor. La sua voce non è ancora quella che troverà posto sul suo primo album ufficiale per la Geffen, qualche anno dopo, sembra ancora più alta e fresca, meno impostata, ma il talento e la musicalità con cui viene adoperata sono sensazionali. Parlando soprattutto del primo dei due album, intitoato "Live in concert", Noa lo descrive come una fotografia dei suoi primi passi, ma in realtà questa modestia non è giustificata dalle registrazioni, che sono veramente emozionanti: ascoltate la rilettura di "Material Girl" di Madonna, tanto per fare un esempio, oppure la prima stesura di "Mishaela". Diversa l’impostazione adottata per il secondo album, che porta semplicemente i nomi e i cognomi dei due artisti e che è dedicato a canzoni in israeliano che parlano delle sue tradizioni. L’influenza predominante è quella di una nota poetessa ebraica. Leah Goldberg. Dice Noa: "Mi sono ritrovata in queste righe, e in molte altre scritte da questa grande poetessa. Con ironia e cinismo, allegria e sofferenza, lei riesce a far convogliare nei suoi scritti una gamma di sentimenti femminili che mi hanno colpito sin dal primo momento. Leggere i suoi scritti è stato come calarmi in acque azzurre e trasparenti..." Da avere.

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