«FAMILIAL - Phil Selway» la recensione di Rockol

Phil Selway - FAMILIAL - la recensione

Recensione del 02 set 2010 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Dai Radiohead ci si aspetta sempre qualcosa di innovativo, di diverso: musica che ampli nuovamente gli orizzonti di questa band inglese che ormai è entrata di peso nella storia della musica contemporanea. Un processo che è progredito non solo attraverso gli album firmati come band, ma anche nei progetti solisti di Thom YOrke (l'inquietante elettronica di “The eraser”) e Jhonny Greenwood (i devianti arrangiamenti classici di “Bodysong” e “There will be blood”).
Con “Familial” si amplia il numero di pubblicazioni soliste dei componenti dei Radiohead (oltre al fugace uscita di Ed O'Brien per la colonna sonora di “Eureka Street”) e, a prendersi carico di questo onere, è, a sorpresa di tutti, il batterista Philip Selway che, mesi fa aveva stupito il pubblico del mega-concerto organizzato da Neil Finn (Crowded House) in Australia imbracciando la chitarra e proponendo, per la prima volta davanti al pubblico, la sua musica.
“Familial”, registrato con la collaborazione di numerosi artisti, da Sansone e Koche dei Wilco, passando per Lisa Germano e Sebastian Steinberg (Soul Coughing), mostra il musicista di Oxford proporre la sua visione musicale, un folk leggiadro e confidenziale che ha a poco a che fare con le sperimentazioni dei suoi amici e colleghi, ma si rifà piuttosto alla tradizione del genere.
Le canzoni scritte da Selway sono state ispirate dalla morte di sua madre Thea e, in generale, dall'importanza degli affetti famigliari, ma non per questo si perdono in facili tenerezze, ma mostrano un autore capace di tener tesa l'attenzione con brani sicuramente non originali, ma mai banali.
A dare la spinta al sound del disco ci ha pensato la mano meticolosa di Glenn Koche (Wilco), che ha intessuto delle strutture ritmiche che, come in “By some miracle”, danno una grande profondità ad ogni canzone. Selway, inoltre, ha dimostrato di aver imparato molto dagli anni passati con i Radiohead instillando in ogni sua melodia quel retrogusto amaro che rende il tutto meno prevedibile.
Con il suo debutto questo timido batterista svela un animo lontano dai tormenti e dalle sperimentazioni della sua band, ma al contempo mostra una notevole dote di autore che non potrà che svilupparsi con il tempo.
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