«AXE TO FALL - Converge» la recensione di Rockol

Converge - AXE TO FALL - la recensione

Recensione del 27 nov 2009 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Per chi non ha idea di cosa rappresentino i Converge nel panorama metal mondiale allora queste poche parole potrebbero essere d’aiuto. Per quelli che invece hanno già fatto esperienza di questa band fondamentale, come sempre non resta altro che cercare di limitarsi con gli elogi, magari facendo semplicemente annuendo in silenzio con consapevolezza. Perché il settimo disco della band di Salem, Massachussets, è un concentrato di vent’anni di rabbia ed energia. Quello del metal hardcore non è un universo che raccoglie quantità oceaniche di seguaci, e data la sua natura così caratteristica non è difficile capire il perché. I Converge però sono l’eccezione, sono quella band che inaspettatamente ha varcato il confine del genere per guadagnarsi estimatori a destra e sinistra, e non solo per raggiunti limiti di età (si sa che i “consensi alla carriera” sono facili da elargire). Il tutto senza tradire mai una virgola di quella rabbia e potenza che fece tanto scalpore agli esordi nei primi anni Novanta, portata all’estremo nella trilogia prodotta dal chitarrista Kurt Ballou tra cui spicca il capolavoro “Jane Doe”. Da allora i Converge hanno smesso di farsi le ossa e sono diventati quello che oggi possiamo tranquillamente definire un punto di riferimento del genere. E non si storca il naso quando c’è chi tira fuori il jazz e progressive per fare paragoni illustri: c’è davvero di tutto nel loro modo di violare il suono con la rabbia e la potenza del metal più duro e grezzo. E per aggiungere carne al fuoco bisogna spendere due parole anche sul leader di questo progetto, quel Jackob Bannon che come al solito si prende carico della componente visiva della band, creando artwork ad hoc che oltre ad essere perfetti per gli album, sono delle vere e proprie opere d’arte. “Axe to fall” quindi arriva dopo due anni dal meraviglioso – manco a dirlo – “No heroes” e riuscire a riempire le scarpe di cotanti illustri predecessori è un lavoro veramente duro. Bannon e compagnia però sembrano non sbagliare un colpo e fin dalla track d’apertura “Dark horse” intavolano un discorso fatto di brevi sfuriate elettriche al limite dello stupro, pillole di bravura tecnica incredibile fatta di cambi di tempo e variazioni melodiche impressionanti. I Converge hanno sdoganato la formula della sintesi metal già da un pezzo, ma vedere confermato questo modus operandi con così abile maestria, lascia ogni volta a bocca aperta. Sono precisamente questi i motivi per cui vale la pena di fare uno sforzo e lasciarsi prendere dalle urla sfrenate e dal doppio pedale. Perché la dose d’intelligenza che sottende al primo impatto furibondo, si fa largo lentamente mettendo in luce tutti i punti di forza di un album incredibilmente stratificato e che si posiziona tranquillamente e senza sforzo almeno una spanna sopra la media del resto del genere. Punte di diamante sono la cavalcata elettrica “Wishing well” e il riff hard rock d’altri tempi di “Worms will Feed/rats will feast” il cui incedere cupo e sincopato è un diretto in pieno volto senza “se” e senza “ma”. E ancora: il minuto e quaranta scarso della title track, e senza dubbio la tripletta finale con la meravigliosa e complessa “Slave driver” che anticipa la ballatona che spiazza, “Cruel bloom”, dove a farla da padrone è l’incredibile voce di Steve Von Till dei Neurosis per un pezzo che strappa emozioni scure e silenziose in un mondo fatto di rabbia. Conclusione con i sette minuti e passa di “Wretched world” per il più azzeccato dei finali dove tutto torna al suo posto dopo le scosse telluriche dei dodici pezzi precedenti. Che dire? Non è un caso che mezzo mondo musicale faccia a gara per collaborare con i Converge e non è altrettanto un caso che i live registrino regolarmente il tutto esaurito negli Stati Uniti quanto in Europa. Con album come “Axe to fall” bisogna solo rendere atto di una grandissima band cercando di metterla in luce anche verso chi di solito non bazzica il genere: ne vale veramente la pena. Siete avvisati.
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