«RIDES - Reef» la recensione di Rockol

Reef - RIDES - la recensione

Recensione del 26 apr 1999

La recensione

I Reef si erano già messi in luce un paio di anni fa con un singolo di grande riscontro internazionale, "Place your hands", che da solo sintetizzava la formula musicale del gruppo evidenziandone pregi e difetti. Iniziando a parlare dei primi, si può dire che il mondo musicale dal quale proviene la musica dei Reef è senza dubbio stimolante, fatto come è di nomi come Rolling Stones, Aerosmith, Black Crowes e tutto un certo southern rock grezzo e sputacchione che si è spesso incarnato in nomi come Lynyrd Skynyrd, Allman Bros e ZZ Top. La voce di Gary Stringer, il cantante del gruppo, ce la mette poi tutta per inalberarsi più che tronfio al livello di grande rock&soul singer, con risultati anche piacevoli, a tratti. Insomma, il serbatoio di energie del gruppo sembra sempre pieno, e questo ci porta dritti a parlare dei difetti di quel singolo, che sono poi i difetti - come già detto - del gruppo di per sé. Il problema è che questo gioco di citazioni e rimandi, la voglia di far sentire al mondo la propria carica di adrenalina portano ad un risultato eccessivo, come a una finta torta fatta in casa: sfornata da quelle ditte che hanno nomi suggestivi tipo "antica pasticceria", "Biscotteria del corso" e poi invece esistono da pochi anni. In questo caso - nel caso dei Reef - non ci troviamo di fronte a cattiva fede per motivi di business, ma soltanto ad un entusiasmo mal contenuto o forse mal direzionato. Quando il gruppo sembra scimmiottare i vari Black Crowes o i Pearl Jam sta sicuramente lavorando in buona fede, fatto sta che quello che fa non sembra particolarmente seducente. Vero è che nei momenti meno calcati emergono anche delle buone cose ("Wandering", "Sweety", "Funny feeling"), ma in generale RIDES sembra un disco quasi inutile, perché lascia intravedere solo cose già fatte da altri gruppi, e per giunta con maggior senso della misura.
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