«JOIN THE BAND - Little Feat» la recensione di Rockol

Little Feat - JOIN THE BAND - la recensione

Recensione del 30 set 2008

La recensione

Fidatevi di chi c’era, negli anni Settanta: i Little Feat, allora, erano una delle più formidabili macchine da musica in circolazione, lassù con Grateful Dead e Allman Brothers. Un’enciclopedia illustrata di musica americana, una sintesi felice e mai ascoltata prima di Beach Boys, Meters e Band, per dirla col giornalista Bud Scoppa. La più roots e meno levigata delle band della città degli angeli, la più sofisticata ed eccentrica tra quelle che affondavano le mani nel country e nel blues, nel boogie, nel dixieland e nel funk di New Orleans. Un treno sbuffante trascinato a tutta velocità dalla locomotiva Lowell George, il fragile omone dai piedi piccoli cresciuto alla corte di Frank Zappa, con a bordo sei musicisti con i fiocchi, le chitarre slide che scivolavano in glissando verso l’infinito, le tastiere di Bill Payne in volo libero tra l’honky tonk e i tempi dispari del jazz rock, una sezione ritmica con un tiro da paura, voci rugginose e arrochite dalla lunga gavetta su e giù per la California. Era, la loro, una musica colorata, surreale e ricca di humour come le indimenticabili copertine disegnate da Neon Park, quando Hollywood era un budino gigante, George Washington e Marilyn Monroe si inerpicavano in Cadillac su impervie strade di montagna, pomodori e torte i avevano sembianze umane come le papere sexy che si smaltavano le unghie a bordo piscina: colpa, o merito, di una dieta a base di “whisky e cattiva cocaina” (quanta polvere bianca, nei testi delle loro canzoni), il paradosso e l’assurdo elevati a paradigma e filosofia di vita. Lowell nel frattempo se n’è andato, sono già quasi trent’anni, e oggi Payne, Paul Barrère e Fred Tackett pilotano il gruppo lungo binari molto più sicuri e prevedibili. Dal vivo sono sempre uno spettacolo, su disco meno e l’ultimo album di inediti, il discreto “Kickin’it at the barn”, risale ormai a cinque anni fa. “Join the band” era il canto a cappella, propiziatorio e goliardico, che apriva il leggendario doppio live “Waiting for Columbus”, 1978. Oggi è diventata l’invocazione, e il titolo, di un disco affollato di amici e destinato a celebrare la storia della band e il rock’n’roll, il repertorio classico dei Feat punteggiato da qualche evergreen. C’è voluto del tempo a tradurre in realtà l’idea di Payne ma alla fine hanno risposto in tanti, coetanei, figli, nipoti e ammiratori di quel suono e di quella vecchia, gloriosa band. Se lo scopo era di rivitalizzare il marchio, di incuriosire le giovani generazioni e i fan dei tanti musicisti ospiti, il risultato però è riuscito solo a metà. Complice il sole e il rollio pigro degli Shrimpboat Sound Studios di Jimmy Buffett adagiati sulle acque di Key West, l’atmosfera che si respira è anche troppo rilassata. Non bastano la slide dell’ottimo Sonny Landreth e la voce troppo educata di Vince Gill per reggere il confronto con l’irresistibile originale di “Dixie chicken”. E, con buona pace dei countrymen Brooks and Dunn, la versione definitiva e inarrivabile di “Willin’ “, un “on the road” tascabile per camionisti, è quella consegnata ai posteri nel succitato live. A chi giovano, poi, quelle esecuzioni evanescenti di “See you later alligator” e “Don’t you just know it”, che li fanno assomigliare a una qualsiasi dozzinale cover band? O una “The weight” senza nerbo e sbiadita come questa? Sorprendentemente, è proprio il buontempone Buffett a risollevare le sorti con due buone performance, una “Time loves a hero” dall’aroma caraibico e una bella ballata pianistica come “Champion of the world”. Appena prima Dave Matthews ci dà dentro come un matto con “Fat man in the bathtub”, ma è nella seconda parte della scaletta che arrivano le cose migliori: Chris Robinson sfodera la solita ugola arroventata nei controcanti di “Oh Atlanta”, “Spanish moon” srotola un tappeto avvincente di ritmi incalzanti, improvvisazioni ed assoli (ottimo Gill alla chitarra acustica), “Sailing shoes” diventa una via di mezzo tra una festa bluegrass e i Grateful Dead di “Workingman’s dead” e “American beauty”, Emmylou Harris impeccabile nel canto e Sam Bush che al violino si inventa una danza agreste a velocità raddoppiata. C’è anche un momento toccante, la perla del disco: la figlia di Lowell George, Inara (34 anni, l’età del padre quando morì nel 1979), che intona dolcemente “Trouble”, la canzone di papà che mamma Liz le cantava quand’era piccola per farla addormentare. Voce e piano, non serve altro, per ricordare che i legami di sangue e la bella musica sono eterni.



(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

01. Dixie chicken (con Vince Gill e Sonny Landreth)
02. Something in the water (con Bob Seger)
03. See you later alligator (con Jim Mayer)
04. Fat man in the bathtub (con Dave Matthews e Sonny Landreth)
05. Champion of the world (con Jimmy Buffett)
06. The weight (con Béla Fleck)
07. Don’t you just know it
08. Time loves a hero (con Jimmy Buffett)
09. Willin’ (con Brooks and Dunn)
10. This land is your land (con Mike Gordon)
11. Oh Atlanta (con Chris Robinson)
12. Spanish moon (con Vince Gill)
13. Trouble (con Inara George)
14. Sailing shoes (con Emmylou Harris)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.