«VANDE MATARAM - Allah Rakha Rahman» la recensione di Rockol

Allah Rakha Rahman - VANDE MATARAM - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

La recensione


Figlio di musicisti, Ar Rahman è un giovane artista indiano che riveste un ruolo primario nell'attuale rivoluzione della musica indiana, che da sempre è ancorata a tradizioni millenarie. Rahman è da tempo compositore di musiche da film, categoria musicale che da sempre in India riveste un ruolo fondamentale nella cultura del paese: basti pensare che l'industria dei film trascina di per sé, e anzi si avvale, dell'operato di veri e propri maestri di colonne sonore, abili nell'inserire nel film momenti musicali 'pop' che poi verranno cantati e ricordati da platee in delirio. Ar Rahman è uno dei musicisti più abili nel sottolineare i momenti magici dei film con la sua musica, ma è anche molto di più. E' un innovatore del linguaggio musicale indiano, avendo fatto studi classici ma essendo al tempo stesso un grande fan della musica e della tecnologia occidentale. Rahman lavora spesso avvalendosi dell'ausilio dei sintetizzatori, e questo permette al suo suono di scoprire nuovi mondi musicali apportando le armonie e le definizioni stilistiche tipiche della musica tradizionale indiana. Aperto ad ogni tipo di contaminazione, Rahman ha collaborato su questo lavoro con il grande e compianto Nusrat Fateh Ali Khan, interprete principe della musica qwaali pakistana. E' suo l'incredibile contributo vocale regalato al brano "Gurus of Peace", in assoluto la sua ultima incisione. Per il resto dell'album possiamo ascoltare al canto lo stesso Ar Rahman, e questo per la prima volta in veste ufficiale. Rahman ha infatti cantato già in alcune delle colonne sonore realizzate in India, ma la sua voce finiva per essere quella che gli spettatori del cinema collegavano al volto di qualche celebre attore. E la sua voce è una scoperta eccitante quanto il suono di questo album, che porta finalmente una ventata di novità made in India, vicina e distante al tempo stesso da quanto elaborato finora dalla scena asiatica di Londra. Da ascoltare.
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