«TERRA E LIBERTA' - Modena City Ramblers» la recensione di Rockol

Modena City Ramblers - TERRA E LIBERTA' - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

La recensione

Non è un disco comodo, "Terra e libertà" dei MCR. Non è comodo da decifrare anzitutto musicalmente: al primo ascolto si potrebbe essere depistati da un’eccessiva somiglianza con quanto già proposto in precedenza da questa banda formato famiglia, e si rischia così di ascoltare le nuove storie con malcelata indifferenza. In realtà il disco dei MCR parla a chi lo vuole ascoltare, soprattutto a chi, oggi, ha ancora tempo e voglia di perdersi dentro le storie degli altri (che poi sono il veicolo migliore per tornare a riflettere anche sulle nostre). Se si parte da questa prospettiva le canzoni acquistano, d’improvviso, un’altra dimensione, che non è più soltanto musicale, che non è più soltanto lirica, ma sociale. E’ un album ‘politico’ questo, registrato in un momento in cui, come aveva detto Alberto Cottica "giocano a farci credere che i gatti ormai sono tutti grigi e che non ci sono più il cattivo e il buono. In realtà, nonostante la nebbia che ci è calata intorno, i cattivi e i buoni sono ancora lì, e basta concentrarsi un attimo per riconoscerli bene". Per affinare i sensi i Modena hanno trasferito il proprio immaginario tra posti, volti e colori che sono sempre stati, nel bene e nel male, molto più nitidi che da noi. Niente dietrologia, in latinoamerica, niente giochi di fioretto: lì l’esercito carica e uccide per davvero, là le persone scompaiono così, da un giorno all’altro; là uno studente motociclista si trasforma nel più celebre rivoluzionario del secolo, e un intellettuale va a vivere sui monti e diventa subcomandante del popolo campesinho. Botta e risposta sono molto più forti, chiamano maggiori rischi, chi si estranea sta comunque da una parte, spesso da quella sbagliata. Guida spirituale di questo viaggio dei Modena oltre all’anima politica dei personaggi citati sopra è l’anima letteraria degli scrittori che di questo continente incarnano adesso la verve civile, l’impegno serio e la ferma tranquillità di chi non vuole scendere a compromessi. Chavarria, Marquez, Taibo II, Soriano, Sepulveda sono le anime delle mille e una storia narrate dal gruppo in "Terra e libertà", anime ‘compañere’ che posano con i nostri nella foto del retro di copertina. Anime in transito su strade che, misteriosamente e magicamente, quando meno te l’aspetti continuano ad incontrarsi. Il massimo dell’ispirazione, per dei trentenni che avrebbero sempre voluto vivere così. Ecco, è detto questo che si può anche dire che il nuovo disco dei Modena musicalmente non cambia strada, perché la strada dei cantastorie che loro hanno intrapreso passa forzatamente attraverso questo stile - combat folk o patchanka celtica, fa lo stesso - di cui sono maestri. Un album coraggioso, che obbliga ad un confronto e ad un ripensamento per essere capito, anche se, dal canto loro, i Ramblers non sempre centrano il bersaglio. Un po’ retorici, un po' didascalici e bozzettisti, i MCR scrivono testi che a volte pagano un tributo generoso all’irruenza del gruppo e anche i rimandi al Guccini migliore, quello de "La locomotiva", sono un po' prevedibili. D’altra parte, oggi come allora, la parola d’ordine è rimasta la stessa: UTOPIA. Segno che c’è ancora bisogno di cantarla a voce alta.

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