«THE JOHN LENNON ANTHOLOGY - John Lennon» la recensione di Rockol

John Lennon - THE JOHN LENNON ANTHOLOGY - la recensione

Recensione del 12 nov 1998

La recensione

La musica di John Lennon scelta da Yoko. La storia di John & Yoko raccontata da Yoko. La personalità di John, le sue grandezze e le sue miserie, ricordate da Yoko. È a lei che spetta, alla fine, l’ultima parola su questa storia, e ormai - a vent’anni di distanza quasi dalla morte dell’ex-beatle - anche i fans più oltranzisti hanno dovuto arrendersi all’evidenza. Per quanto la storia possa riscriversi, e ammesso che ci sia chi abbia ancora voglia di intrufolarsi tra le lenzuola di John & Yoko per carpirne affiatamento, schiavitù e sudditanze psicologiche di coppia, la musica di John Lennon resta ben lontana dalla possibilità di essere male interpretata. E questo, occorre dire, anche grazie al lavoro svolto da Yoko Ono in questa antologia, veramente eccellente dal punto di vista del materiale e del focus dell’operazione, interamente puntato sull’opera di Lennon (mentre ci si sarebbe potuta aspettare qualche divagazione sulle performances della vedova Lennon). Detto che gran parte delle tracce qui presenti aveva già visto la luce, sotto forma di bootleg, nelle celebri "John Lennon lost tapes", la loro ufficializzazione in questa veste, accurata e innamorata, verrebbe da dire, tanto nell’artwork che nei disegni, nella scelta delle foto e nelle notazioni tecniche, non può che fare cosa gradita agli appassionati di musica. Il profilo dell’autore, del cantante, del musicista, dell’artista, del rocker, emerge in tutta la sua potenza nell’ascolto dei quattro CD, che mescolano incisioni domestiche, outtakes e alternate takes tratte dalle registrazioni dei vari album, brani dal vivo e altre amenità nel vero senso della parola, cioè dialoghi, parodie e scherzetti vari che Lennon amava fare in sala di registrazione. Ascoltato oggi, quello presente su "Anthology" acquista ancora di più la dimensione di materiale senza tempo, e accosta il songwriting di Lennon a quello, semplice e istintivo, di un altro grande talento naturale, le cui canzoni rimangono oggi attuali come ieri: Bob Marley, con cui Lennon spartisce l’universalità del sogno e del messaggio messi in musica. Vediamo, brevemente, il contenuto dei vari CD:
CD1: Ascot.
Lennon il sognatore. Come sottolinea il titolo del CD, le incisioni qui contenute fanno parte del periodo che va dallo scioglimento dei Beatles ai primi due lavori da solista di John, vale a dire "Plastic Ono Band" e "Imagine". Sono album in cui Lennon affronta da un lato una profonda riflessione sul suo ruolo di artista e sulla sua reale personalità all’indomani dello scioglimento dei Fab Four, e dall’altro la presa di posizione - tutt’altro che benevola - del mondo nei confronti della sua unione con Yoko Ono. Tra le cose migliori del CD un’appassionata "Working class hero", "I found out" registrata in casa, "Imagine" in un’insolita versione con harmonium, la cover di "Baby please don’t go" originariamente registrata durante le sessions di "Imagine" e una versione di prova di "Give peace a chance".

CD2: New York.
Lennon working class hero. Il trasferimento nella Grande Mela coinvolge più radicalmente Lennon nella scena politica: tra il ’71 e il ’73 Lennon scrive per la guerra civile irlandese ("Luck of the Irish"), per i detenuti di colore morti durante una rivolta ("Attica State"), per l’attivista John Sinclair condannato a dieci anni di prigione per aver venduto una canna a un poliziotto in borghese ("John Sinclair"), per la fondazione benefica dedita ai bambini One to one e per il Telethon di Jerry Lewis, ogni volta coniugando al meglio l’esigenza di sensibilizzare con quella di intrattenere. Gli fa compagnia la Plastic Ono Band, ma ‘New York’ contiene anche alcune chicche ("Happy Xmas", "Come together" in versione live), due brani scritti per Ringo Starr ma qui cantati da John ("Goodnight Vienna" e "I’m the greatest") e le sessions di "Mind games", oltre a "Real love", inedito ritirato fuori di recente nel corso dell’operazione ‘Beatles Anthology’.

CD3: The lost weekend.
Lennon il rocker. Il weekend a cui ci si riferisce è il periodo (in realtà un po’ più lungo) in cui John & Yoko si separarono. La musica in esso contenuta prevede le session per "Walls and bridges", puro Lennon al 100%, così come quelle per "Rock’n’roll", l’album di cover che nelle intenzioni di Lennon e Phil Spector doveva rappresentare una sorta di ritorno alle radici. "Be bop a lula", "Rip it up", "Slippin’ and slidin’", "Peggy Sue" vedono Lennon in forma smagliante, registrare quello che potrebbe essere il suo ultimo album. Da citare anche un paio di cover, "Bring it on home to me" e "Be my baby".

CD4: Dakota. Lennon in famiglia. Gli anni da ‘casalinga’ - come lui stesso amava definirsi - di Lennon si consumano nella seconda metà degli anni ’70 in questo imponente stabile che affaccia su Central Park, il Dakota. È lì che nascono le canzoni per l’album che di Lennon segnerà il ritorno sulle scene e che purtroppo finirà per rivelarsi il suo testamento. I brani inclusi nel CD sono in gran parte registrazioni casalinghe (bellissima quella di "Woman") dei brani che finiranno sull’album, insieme a un paio di simpatiche prese in giro ("Serve yourself", è il titolo del brano ironicamente dedicato a Bob Dylan e alla sua svolta mistica, "The rishi kesh song" fa la stessa cosa con le manie orientaliste di George Harrison) e a commoventi quadretti familiari (come quello che vede Sean Lennon, allora piccolissimo, canticchiare "With a little help..." e chiedere al padre chi nei Beatles faceva la parte vocale. Insomma, il classico ritratto di famiglia in un interno dal quale affioreranno brani anche per il successivo e postumo "Milk & Honey".
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