«VULNERABILE - Luca Madonia» la recensione di Rockol

Luca Madonia - VULNERABILE - la recensione

Recensione del 10 mag 2006 a cura di Paola Maraone

La recensione

Luca Madonia può permettersi il lusso – oppure, ha il coraggio – di non avere fretta.
In questo modo i suoi album, inframmezzati da lunghe pause riflessive (“Moto perpetuo” è del 1994, il successivo “La consuetudine” del 2002) escono quando devono uscire e non quando il marketing lo impone.
Ogni volta, vale la pena di aspettarli. Questo “Vulnerabile”, un disco-manifesto a partire dal titolo, contiene dieci canzoni e sono tutte belle. Madonia ha un dono straordinario: è un uomo elegante, un gentiluomo del rock. Immune dall’ovvietà, non immune (lo canta in “Cuore impolverato”) dai turbamenti che tutto sommato, pare di intuire, danno un senso alla sua esistenza. Come mostra una frase drammatica e geniale: “Ti conosco. Tu mi dai la certezza di essere sempre e comunque da solo”. E’ già qualcosa.
Luca Madonia, che mosse i primi passi nella musica negli anni Ottanta insieme ai Denovo, è quel che resta di bello oggi di quegli anni. E’ un uomo ancora fedele alla musica, tutto per l’essere e contro l’apparire. Uno che non ha paura di dichiararsi fragile, come spiega in “Vittima perfetta”, prima canzone e anche singolo dell’album: “Sono diventato grande, senza essere cresciuto”. Uno che si accetta, con le sue insicurezze e i suoi punti deboli: “Sono come sono e non penso di cambiare solo per piacere a quelli che non piacciono a me”, è il testo di “Vulnerabile”.
Due i fil rouge del disco: l’eleganza e l’essenzialità dal punto di vista dei suoni – qualche eco di elettronica riecheggia qua e là, per il resto su tutto domina una freschezza melodica oggi rara, e ricordi sparsi dei R.E.M. di “Up”. Mentre i testi sono dominati da una sensazione di inadeguatezza consapevole e accettata: “Dimmi cosa sarà” è un inno contro l’ipocrisia, “Come cambia il vento” un lamento per la miseria morale della società dell’immagine, mentre “Tu sei diversa” apre uno spiraglio di speranza. Fa storia a sé “Nights in white satin”, cover di un bellissimo pezzo dei Moody Blues (che curiosamente reincisero anche i Nomadi, intitolandola però “Ho difeso il mio amore”). E si stacca dal resto anche “Quello che non so di te”, in cui Madonia duetta con Battiato, un vecchio amico che, dopo aver sentito tutte le canzoni dell’album, ha deciso di incidere proprio questa.
Notazione a latere: dalla metà della tracklist in poi – dalla cover, insomma – il ritmo e il passo aumentano, e dal punto di vista vocale Madonia osa di più, mettendo in mostra le sue qualità (notevoli). Come se, dopo il riscaldamento, si fosse messo a correre. Senza perdere il fiato, però: ai fuoriclasse non capita.

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