«PAY THE DEVIL - Van Morrison» la recensione di Rockol

Van Morrison - PAY THE DEVIL - la recensione

Recensione del 21 apr 2006

La recensione

Diavolo d’un Van Morrison: visto il titolo e l’idea di questo album non si può dire altro. Perché come fai a parlare male di uno che fa un disco all’anno, sempre belli, e che è capace sia di rifare se stesso senza annoiareo, in alternativa, di saltare da un genere all’altro senza colpo ferire?
“Pay the devil” arriva a un anno esatto da “Magic time”, disco in puro stile “Celtic soul”, ennesima gradevolissima rielaborazione di un “format” musicale che Van ha inventato trent’anni fa, che solo lui è grado di interpretare a quei livelli. E infatti era un disco senza novità, ma con alcune delle canzoni puiù forti degli ultimi tempi della produzione del nostro. “Pay the devil”, invece, è un disco a tema: in America esce per la Lost Highway, casa di Johnny Cash, Willie Nelson e Ryan Adams (in Italia ha semplicemente il marchio Universal); è dedicato alla musica country, genere da sempre praticato (anche se mai sistematicamente) dal cantante irlandese.
Come sempre in questi casi, Van Morrison è più realista del re: quando realizza “concept album”, è filologico e ortodosso nelle sue interpretazioni. Successe già con “Irish heartbeat”, capolavoro di folk irlandese inciso insieme ai Chieftains, e con il disco blues “Too long in exile”, e in svariate altre occasioni. In “Pay the devil” Van rivisita 12 brani scritti da leggende come di Leon Payne, Hank Williams e altri mostri sacri del genere. Quando la penna è la sua (capita in “Playhouse”, la title-track e “This has got to stop”), è ancora più “country”, se possibile. Il suono è perfetto, così come il mix tra strumenti (ovviamente molte chitarre acustiche e violini) e la voce. Alla fine, e per fortuna, quella non la può proprio cancellare: è il vero elemento di continuità tra la produzione “normale” e questo “Pay the devil”. Che è un disco che piacerà ai fan (abituati bene, benissimo) e forse ha il solo difetto di non essere il miglior disco possibile per gli altri, gli ascoltatori discontinui, che conoscono Van e non riescono a stare dietro a tutto quello che fa e che periodicamente vi si riavvicinano. Ecco, per questi ultimi, forse è meglio “Magic time”. Ma per il resto, “Pay the devil” è un disco di altissimo livello, come sempre ce li propone questo artista straordinario..
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