«PER TE - Amalia Gré» la recensione di Rockol

Amalia Gré - PER TE - la recensione

Recensione del 14 mar 2006 a cura di Paola Maraone

La recensione

E’ sempre più raro che la copertina e la retrocopertina del CD descrivano bene un’artista. Invece il disegnino naif con cui Amalia si raffigura ragazzina in bici, cui fa da contraltare sul retro del booklet una foto di lei con occhi chiusi e vestito fasciato rosso, nel tentativo di proporsi come cantante di “torch songs” – con una tremenda tappezzeria casalinga sullo sfondo – sono la migliore sintesi possibile di questo album. Il favoloso mondo dell’Amalia è un universo jazzy ma solare, in cui le canzoni hanno una goffa grazia alla Forrest Gump, che sulle prime spiazza chi è abituato alle interpretazioni impeccabili e professionali delle languidone patinate, dimenticando che la sempre evocata Billie Holiday è stata la più amata per come inciampava in se stessa mentre cantava. In questo disco in particolare, l’intento è quello di suonare primaverili e casalinghi.
È uno straordinario disco multisfaccettato, dalla registrazione imperfetta: delle quattordici canzoni quasi tutte sono registrate in presa diretta. È un disco da domenica mattina, genere molto a cuore agli angloamericani. Smaccatamente primaverile, con tutti i suoi accenni al sole e ai fiori, e quindi jazzoso ma non fumoso, caldo e avvolgente ma non appesantito da troppi patemi. L’Amalia affronta con garbo le sue piccole e ogni tanto grandi canzoni: “We have all the time in the world” e “Smile”, due cover da Henry Mancini e dal film “Tempi moderni di Charlie Chaplin (1936), ma anche “Moon river” sono i banchi di prova più audaci e insieme naturali. E col suo cantare “da stordita” si pone in singolare controtendenza rispetto agli stereotipi delle ragazze-copertina del soul, dolenti dentro e vamp di fuori. L’Amalia canta per te (in minuscolo, come il titolo) come l’amica o la vicina di casa che ti viene a trovare e si trova così bene che si mette a canterellare, poi azzarda qualche virtuosismo e rimane lei stessa stupita che le riesca così facile. Parla d’amore traboccando di emozioni, senza tenerle a bada come dovrebbe fare una vera seduttrice. E il suo “ti voglio tanto bene, lalalala” gorgheggiato come se si accingesse a lavarsi i capelli è l’apoteosi di un disco terribilmente femminile, che piacerà più alle donne che agli uomini. Anche se in fin dei conti anche loro, la domenica mattina, preferiscono ricevere un sorriso arruffato che non un impegnativo sguardo dardeggiante.

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