«MIND HOW YOU GO - Skye» la recensione di Rockol

Skye - MIND HOW YOU GO - la recensione

Recensione del 10 mar 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Probabilmente ci avrebbero scommesso in pochi: la scissione in seno ai Morcheeba tra i fratelli Godfrey e Skye sembrava programmata per dare vincenti i primi. Le menti musicali contro la voce, due tra i più stimati autori di quello che una volta si chiamava trip-hop, contro un’altra cantante di colore, come ce ne sono tante tra i gruppi di elettronica: così si pensava.
Invece i Morcheeba, dopo alcuni dischi fenomenali (su tutti il secondo, “Big calm”) si erano arenati. E il primo disco dopo l’uscita di Skye l’hanno inciso per una indipendente, infilandosi in un vicolo cieco: la cantante con cui hanno lavorato in studio li ha piantati in asso nel bel mezzo della promozione (poco prima della registrazione di una puntata del Festivalbar dell’anno scorso, tra l’altro), finendo per andare in tour con un’altra cantante ancora. Skye è rimasta alla Warner, esce ora con questo “Mind how you go” un po’ in sordina. La lista dei nomi con cui Skye ha lavorato è solo parzialmente eclatante: spiccano il produttore Patrick Leonard (Madonna) e le collaborazioni con Guy Sigsworth (Bjork, Frou Frou) e con Daniel Lanois, che co-firma la canzone finale, “Jamaica days”.
Zitta zitta, invece, Skye ci ha consegnato un bel disco, che dimostra come i meriti dei Morcheeba fossero da dividere almeno a metà: la sua voce, qua come nei primi lavori del suo ex-gruppo, è tutto fuorché anonima. E’ una voce calda, espressiva, in grado di fare le canzoni da sola. Ha avuto, in “Mind how you go”, il merito di non strafare: ha iniziato a scrivere canzoni (ma facendosi aiutare) e, soprattutto, ha scelto un tappeto sonoro per la sua voce che non dimentica le sue origini elettroniche, ma neanche le ricicla.
“Mind how you go” è un disco che vira più verso il pop, come dimostra l’iniziale “Love show”, unendo melodia e sonorità moderne in un mix riuscito e assolutamente piacevole, senza mai diventare pacchiano. Insomma, Skye non è diventata la solita ex-vocalist che senza i suoi soliti musicist custodi finisce per sbracare nella troppa sperimentazione o nel pop più caciarone.
“Mind how you go” ci consegna una voce che forse non rivoluzionerà il mondo della canzone, ma che fa sa sfruttare appieno le sue non poche qualità.

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