«THE MASSACRE - 50 Cent» la recensione di Rockol

50 Cent - THE MASSACRE - la recensione

Recensione del 08 apr 2005 a cura di Lisa Molinari

La recensione

Fedele alle atmosfere da strada e alle storie truci inframmezzate da infallibili club hit, il nuovo album di 50 Cent fa stragi a partire dal minaccioso titolo “The Massacre”.
Con il solito gusto per l’esagerazione e l’autoesaltazione, ma ridimensionando il numero di spari puntualmente ricorrenti tra i suoi effetti speciali, 50 cerca di piacere sia ai fan di strada, che l’hanno sostenuto dall’inizio, sia alla massa pop, che ha fatto la sua fortuna commerciale.
Se, infatti, ci sono gli immancabili pezzi da classifica come il singolo di lancio “Candy shop”, il gioiellino di produzione Dre “Outta control” e l’ipnotizzante “Disco inferno” - con tanto di flauti campionati - ci sono anche sorprese davvero inaspettate come il concettuale “A Baltimore love thing”, pezzo scritto dalla prospettiva di un eroinomane con citazioni di Kurt Cobain e Ozzy Osbourne, il beat astratto di “God gave me style”, prodotto dal freschissimo talento di Needlz, e “Ryder music” con quel tocco di dolcezza in più del solito. E per non venir meno all’ormai tradizionale ‘dissing track’ (pezzi costruiti su offese tra rappers) in “Piggy bank” l’artista insulta con tipico fare da spaccone i colleghi Fat Joe e Jadakiss per il solo fatto di aver collaborato con Ja Rule, suo acerrimo nemico.
Evitare la monotonia in 78 minuti di album è una sfida che 50 vince ampiamente, anche se l’impressione finale è quella di trovarsi di fronte a un gran collage di pezzi stile mixtape, senza il filo conduttore di un vero e proprio album. Il motivo è parzialmente da imputare alla scarsa presenza di grandi nomi tra i produttori: se il precedente successo di “Get rich or die tryin” era dovuto all’intervento massiccio di Dr. Dre nel beatmaking, qui ci troviamo di fronte a una parata di giovani talenti dell’underground, quali Needlz, ‘J.R.’ Rotem o Cue Beats, affiancati da star come Eminem, Dr. Dre o Scott Torch che risparmiano il loro intervento a una sola porzione dell’album rispetto all’intero. Segno dei tempi, caratterizzati da un crescente interesse proprio per il fenomeno mixtape anche da parte delle major e dalla loro ansia di puntare sui talenti più promettenti del futuro. Un tipo di panorama dove il compromesso tra pop e underground diventa d’obbligo e dove lo stile di 50 si trasforma in formula di successo costante.

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