«RENDEZ-VOUS - Jane Birkin» la recensione di Rockol

Jane Birkin - RENDEZ-VOUS - la recensione

Recensione del 12 mag 2004 a cura di Paola De Simone

La recensione

E’ un vero peccato che l’insulsa tecnologia di copy-controlling utilizzata dalla Emi mi impedisca di ascoltare “Rendez-vous” più di tre volte: entrambi gli apparecchi stereo a mia disposizione hanno “problemi di riproduzione” (leggi: si impiantano) ogni volta che provo a metter su il dannato disco, e dopo la fortunata tripletta iniziale perdo almeno 40 minuti in 27, infruttuosi tentativi sui due lettori cd. Immagino che chi ha avuto problemi simili ai miei mi perdonerà la parentesi, peraltro funzionale alla recensione (che sarà più corta e meno approfondita del solito).
Va detto che Jane Birkin, di suo, non parte con il piede giusto.
Sì, perché una che arriva a quasi 60 anni così bella (e non sembra neanche rifatta. Almeno, non troppo), un po’ di rabbia a noi che stiamo sempre alle prese con antirughe, botox e cosmeceutici ce la fa venire. Una che poi: diciamolo, ha iniziato la sua carriera – insomma, è diventata famosa – per la brevissima apparizione, nuda, in un film (sì, okay, era “Blow up” di Antonioni. E allora?).
Questa charmosissima furbetta, non soddisfatta del polverone sollevato, pensa bene di sposarsi uno degli enfant gâtée più ambiti dell’epoca, Serge Gainsbourg, e di incidere con lui un brano che all’epoca viene considerato scandaloso, e che oggi cantano gli scout alle feste dell’oratorio (“Je t’aime, moi non plus”). È un anno propizio: il ’69. La Birkin passa il trentennio successivo a farsi scrivere canzoni dal marito, a recitare nei panni della Lolita, a mollare il marito restando però sua amica (titanica impresa che nella storia è riuscita a pochissime). Si sposa un sostituto di Gainsbourg, tal Jacques Doillon, con cui fa la sua terza figlia e praticamente nient’altro. Gainsbourg – sottile vendetta – nel frattempo compone per lei brani meno intensi che in passato, ma viene poi travolto dagli eventi, e nel 1991 muore. La Birkin allora gli dedica un concerto, poi rielabora il lutto e pubblica qualche altro album: nel 2002 “Arabesque”, un misto di sensualità francese e araba, ora questo “Rendez-vous”, ovvero 14 duetti (e 14 cover) con stelle nazionali e internazionali. Giusto per fare un po’ di name-dropping: Caetano Veloso, in un duetto “in vitro” (l’espressione è della Birkin stessa: significa che i due non si sono incontrati) che, va detto, mortifica un po’ quel capolavoro di “O leaozinho”. E poi Manu Chao in “ Te souviens-tu?”, e ancora Bryan Ferry (“In every dream home a heartache”), e Paolo Conte (“Chiamami adesso”), che con la Birkin fa un effetto strano.
Ciò detto: tracklist eccellente sulla carta. Operazione saggia il chiamare tanti professionisti della musica e far scegliere a loro altrettanti bei brani: ma quando si ascolta il disco (anche se solo tre volte) una sensazione come di freddo, e distanza. Lei comunque, al di là di tutto, è bravissima e bellissima, e noi si continua a invidiarla, più di un po’. Del resto il ritornello dell’unico inedito, scritto per la Birkin da Mickey 3D, recita proprio: “Je m’appelle Jane, et je t’emmerde”. Appunto.

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