«MARGERINE ECLIPSE - Stereolab» la recensione di Rockol

Stereolab - MARGERINE ECLIPSE - la recensione

Recensione del 28 mar 2004

La recensione

Arrivati all'ottavo album in studio (più una lunga serie di uscite su formato diverso), gli Stereolab hanno perso da tempo il vantaggio di rientrare nella categoria "novità". Da questo punto di vista, non c'è dubbio che hanno già dato tutto il possibile. Il loro lavoro di riassemblaggio di suoni vintage, tra organi Farfisa, synth d'annata e levigate armonie vocali è ormai cosa nota e il loro massimo momento di gloria nel mondo indie è arrivato negli anni ‘90, quando si parlava di retrofuturismo e si faceva comunque bella figura a citare gli Stereolab fra i propri beniamini. Adesso altri trend sono all'ordine del giorno, ma la band si mantiene fedele alla propria estetica. La tragica scomparsa di Mary Hansen (vedi news) non ha modificato di una virgola la loro musica, come dimostra "Margerine eclipse". Gli Stereolab rimescolano suoni del passato ma smontano le regole e le strutture della canzone. Pescano nel pop ma prendono le distanze dal popolare. Nel loro catalogo, questo nuovo album occupa un posto di tutto rispetto. La voce di Laetitia Sadier può risultare stucchevole (e un po' risente della mancanza della Hansen), ma i pezzi scorrono piacevolmente, con qualche punta particolarmente riuscita. L'apertura "Vonal declosion" è un esempio, così come la title-track (il pezzo più facile e rock del disco) e "La demeure". Il rischio di impantanarsi in qualche melensaggine di troppo è sempre in agguato, soprattutto nelle linee vocali trasognate, ma gli arrangiamenti riescono spesso a dare il necessario tocco di varietà all'album, che sia con l'elettronica vintage di "Cosmic country noir" o con la curiosa "Dear Marge", che parte come una ballata eterea che sfuma e lascia spazio a una coda funky.
Per chi apprezza già gli Stereolab, "Margerine eclipse" è un buon acquisto, nonostante (oppure proprio per) la mancanza di particolari novità. Per gli altri può essere un buon punto di partenza per conoscerli.

(Paolo Giovanazzi)
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