«PROBOT - Probot» la recensione di Rockol

Probot - PROBOT - la recensione

Recensione del 21 mar 2004 a cura di Davide Poliani

La recensione

Sapete che differenza c'è tra voi e Dave Grohl? Che se voi da giovani ascoltavate heavy metal, per fare un tuffo nel passato potete sempre rispolverare le cassette che tutti i giorni, nel fido walkman, vi accompagnavano nel tragitto da casa a scuola. Certo, al massimo potreste tirare fuori dall'armadio la maglietta dei Motorhead e andare ad un concerto, ma alla vostra età, con la pancia che inzia a crescere e i capelli corti, non è proprio il massimo. L’ex batterista dei Nirvana e ora leader dei Foo Fighters, invece, non ha solo un po' di tempo e qualche soldo in più di voi; ha anche qualche conoscenza nel "giro di quelli che contano", si è spinto più in là: ha rispolverato la cassetta (o lp) e letto i nomi dei gruppi proprio come voi, ma a differenza di voi ha aperto l'agenda, ha fatto (o fatto fare) qualche telefonata ed in un colpo solo ha chiamato alla sua corte Max Cavalera (già nei Sepultura), Lemmy dei Motorhead, Cronos dei Venom, Mike Dean, Kurt Brecht dei D.R.I., Lee Dorrian (già in Napalm Death e Cathedral), i produttori Snake e Wino, Tom Gabriel Fischer. E ha messo in piedi uno dei dream team musicali più lussuosi che studio abbia mai ospitato: i Probot, appunto, specializzati nel “revival” del suono metal classico.
Sul risultato immediato c'è poco da dire. Della stesura dei pezzi (e della gran parte dell'arrangiamento) se n'è occupato lo stesso Grohl in persona, che ormai tutti conosciamo bene: valente strumentista, soprattutto gran batterista (senza nulla togliere ai Foo Fighters), Dave mette in gioco tutta la sua esperienza per fissare su disco le violentissime scariche sonore che caratterizzano gli undici episodi che compongo il progetto. Di brani memorabili, anche dopo qualche ascolto, non v'è traccia: rimane, questo sì, la sensazione di aver assistito ad una divertente (e divertita) rimpatriata nel territorio metal, pervasa da un'atmosfera da festa liceale sincera e spensierata, che fortunatamente mette da parte la nostalgia in favore del puro raggiungimento del piacere. Operazione fine a se stessa? Certo. Passatempo per rockstar? Sicuro. I Probot, costituzionalmente, non sono che questo, e non ne fanno mistero. Inutile quindi, accostarsi all'ultima trovata di Grohl con pretese che esulino dal divertimento e dalla curiosità. Fate anche voi come Dave, per una volta: state al gioco, e nulla più.

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