«TI ADORO - Luciano Pavarotti» la recensione di Rockol

Luciano Pavarotti - TI ADORO - la recensione

Recensione del 16 nov 2003

La recensione

E anche noi ti adoriamo, Big Luciano. “Vent’anni fa, la Decca mi aveva chiesto un disco di canzoni moderne. Mi sono stati proposti dei brani bellissimi e ho accettato di cominciare a registrarli. Il procedimento è stato molto rilassato e si è svolto nell’arco di diversi mesi. Ero nello stato d’animo giusto per cantare queste canzoni e mi è piaciuto moltissimo l’intero processo di registrazione”. Sono parole tue, grande tenore che – dopo quarant’anni di luminosa carriera – hai deciso di ritirarti in bellezza. Sai che la voce prima o poi farà cilecca; più volte hai minacciato, ora dici di essere sicuro che, la prossima primavera, smetterai. Per dedicarti ad Alice e alla tua compagna Nicoletta, quella che era partita come tua segretaria e che ti spinse a mollare moglie e prole, quella a cui nessuno avrebbe dato due lire (“non durerà”, “è un flirt”, dicevano) e che alla fine ha sbalordito tutti.
. Sarà per lei che hai deciso di accettare la sfida e di mettere assieme un disco di brani pop nonostante a) la tua non più verdissima età b) la tua specializzazione, che – come dire – va in direzione completamente opposta?
Nella presentazione dell’album dici che ci sono dei limiti che non intendi superare, che non cerchi di emulare gli Abba o i Rolling Stones; chi ti ha suggerito di cimentarti con il rap – con Jovanotti, del resto, avevi già cantato – si è preso qualche insulto e un secco “No”. Così, spieghi, per questo disco hai scelto quello che più ti viene naturale: qui dentro ci sono ballate maestose, ampi fraseggi, belle melodie che ti permettono di fare sfoggio della tua bravura. Come in “Il canto”, il brano che apre l’album, che ha anche un video (bello) opera di quel Philip Stölzl già autore di clip per Madonna e Garbage.
Non hai voluto Jovanotti, ma hai preso Michele Centonze: scrittore, produttore, arrangiatore di brani che viene da Lorenzo e che ora è arrivato a te. È lui che ha messo assieme il disco, lui che ti ha incoraggiato: lui il tuo “vero ispiratore”, dichiari, e con quel tono formale tanto stonato (!) per il mondo del pop lo chiami “signor Centonze”.
Il signor Centonze è autore della ballata “Domani verrà” ma anche di un brano allegro come “Buongiorno a te” e del boogie-woogie che dà il titolo all’album (e che hai dedicato alla tua bambina). Ma qui dentro c’è anche “Il gladiatore”, canzone nata per il film di Ridley Scott, e poi materiale scelto in base “al brano e non al compositore”. Già, ma che vuol dire? Come fai a decidere? ti hanno chiesto. Hai risposto che un pezzo deve avere linea, forma, potenza, una struttura intelligente, un fulcro. Non può essere noioso. Deve avere una bella melodia più che un buon testo. Di alcune canzoni ti innamori subito, altre le devi risentire. Poi ti convinci.
E in fondo, Big Luciano, hai convinto anche noi. Questo disco è un bel modo per uscire di scena in modo spiritoso e lieve. Due cose, però, lascia che te le diciamo: quando canti “Ti adoro” e cerchi di mettere assieme il tuo vocione con quel ritmo scatenato, ci viene un po’ da ridere. Okay, scusa: diciamo “sorridere”. È che non riusciamo a fare a meno di immaginarti mentre sculetti davanti al microfono, accennando mossette e ondeggiamenti del boogie-woogie. E poi: visto che hanno scritto 12-canzoni-12 apposta per te, che bisogno c’era di andare a “rubare” Caruso a Dalla, per giunta scomodando la chitarra di Jeff Beck? Scusa, maestro. Noi continuiamo ad adorarti, ma questa la cantava meglio lui.


(Paola Maraone)
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