«SHOOTENANNY! - eels» la recensione di Rockol

eels - SHOOTENANNY! - la recensione

Recensione del 05 ago 2003

La recensione

I fan di Mark “E” Everett e della sua sfuggente creatura musicale si sono già disposti su due fazioni contrapposte (cfr., per un assaggio, le recensioni apparse sul sito americano di Amazon o gli scambi di opinione che circolano sui forum di Internet). “Shootenanny!” è, alternativamente, il capolavoro degli eels o il loro disco più banale, l’album più compiuto o quello che dà corso ad una preoccupante “svendita” commerciale. A determinare il diverso giudizio di valore, le premesse da cui si decide di partire: Everett dà il meglio di sé quand’è sotto pressione, alle prese con i suoi fantasmi e i suoi dolori esistenziali (quelli che popolano dischi come “Electro-shock blues” e “Souljacker”), oppure quando si rilassa un poco dando requie apparente ai suoi tormenti (“Daisies of the galaxy”)? A ognuno le sue risposte. Di certo c’è che “Shootenanny!” tiene fede al suo titolo (un gioco di parole che fa riferimento alle “hootenanny”, raduni musicali in cui i folk singer americani erano soliti coinvolgere il pubblico nella performance), proponendo una lista di canzoni ad alto tasso di cantabilità e, una volta tanto, sfiorate dai raggi del sole: quello pigro e mattutino che, nelle giornate di festa, si accompagna spesso, al risveglio, con una sensazione di dolce, intontito torpore. Ecco, “Shootenanny!” potrebbe davvero risultare un disco perfetto da sabato mattina, come lo stesso Everett sembra voler suggerire in uno dei suoi nuovi titoli. Sommesso, sussurrato, riflessivo, malinconico, ma anche aperto ad improvvisi squarci di luce e di energia. Molto più pop, certamente, di quanto sia la norma per Everett: il che non guasta però, quando i riferimenti di base restano quelli solidi e nobili dei Velvet e del pop britannico più deviante e intellettuale.
L’inizio non fa presagire gli sviluppi successivi della storia: “All in a day’s work” è un rock blues sporcato di lo-fi le cui prime battute fanno pensare ai White Stripes e al loro “Elephant”. “Saturday morning”, il “singolo”, è dandy, chiassoso, glam e loureediano: potrebbe capitare, per miracolo, di sentirlo persino su qualche frequenza radio, o in uno spot televisivo molto “cool”. Poi, con “The good old days”, si cambia improvvisamente registro entrando in quel mood incantato e un po’ barrettiano che domina il resto del disco, tra arpeggi di mandolino (o qualcosa di simile), delicati tocchi d’archi e una chitarra steel soffice come una nuvola in transito, che diventa ancora più languida nella ninna nanna di “Restraining order blues”. Di blues, in verità, quest’ultima ha ben poco: mentre la musica del Delta, depurata da ogni contatto con il diavolo, torna in “Agony” (la sua atmosfera spettral-elettronica ci ha fatto venire in mente i Portishead) e in “Lone wolf”, un’evidente, autocompiaciuta confessione di Everett a proposito della sua fama di artista recluso e solitario. Con le ballate di taglio minimalista ci sa fare, il cantautore/polistrumentista della Virginia da tempo traslocato a Los Angeles, e non lo scopriamo oggi: provate ad ascoltare “Love of the loveless”, tastierina tintinnante come un carillon, loop ritmico ipnotico e “gancio” melodico vincente, sempre graffiato dalla voce scartavetrata del leader. Oppure “Somebody loves you”, pop orchestrale che respira a pieni polmoni sfuggendo al cliché claustrofobico di certa produzione passata. “Dirty girl” è la dimostrazione della abilità di “E” nel dosare i toni chiaroscurali e gli aromi agrodolci: saltellante ritmo country and western da band alt.country ad accompagnare una melodia malinconica e piuttosto British, alla Radiohead versione pop (ci si avvicina anche “Numbered days”, con i suoi pianoforti e riff arpeggiati di chitarre). La porzione finale del disco è magari fin troppo diluita e rarefatta, ma con poco più di quaranta minuti di durata non c’è tempo di annoiarsi. Durassero tutti meno di un’ora, e costassero in proporzione, questi benedetti CD…
(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

01. All in a day’s work
02. Saturday morning
03. The good old days
04. Love of the loveless
05. Dirty girl
06. Agony
07. Rock hard times
08. Restraining order blues
09. Lone wolf
10. Wrong about Bobby
11. Numbered days
12. Fashion awards
13. Somebody loves you
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