«A HUNDRED DAYS OFF - Underworld» la recensione di Rockol

Underworld - A HUNDRED DAYS OFF - la recensione

Recensione del 28 set 2002

La recensione

Prova impegnativa per gli Underworld, il cui futuro sembrava più incerto dopo l'abbandono di Darren Emerson, l'elemento che aveva convertito definitivamente Karl Hyde e Rick Smith alla legge della techno e del dancefloor. Hyde ha messo le mani avanti, spiegando al New Musical Express di rendersi perfettamente conto che Emerson era per molti il principale artefice della musica del gruppo. Quindi, continuare era necessario proprio per dimostrare che in realtà il comando delle operazioni è sempre stato nella mani dei due superstiti. "Rick ha prodotto tutti gli album e scritto gran parte dei groove, io ho scritto e cantato i testi", ha dichiarato Hyde. Verrebbe da chiedersi allora quale fosse la funzione del dimissionario Emerson, ma è una questione oziosa, buona giusto per qualche discussione tra adepti di strettissima osservanza. Ciò che conta è che "A hundred days off" fornisce argomenti a sostegno delle dichiarazioni di Hyde: gli Underworld sono ancora lì, magari non più capaci di piazzare un colpaccio alla "Born slippy" (ma sono imprese che riescono una volta, e inoltre i tempi sono cambiati parecchio nella scena techno) ma comunque vitali e fedeli a quanto hanno fatto finora. Le cose migliori del disco arrivano quando è il beat al centro delle operazioni, come in "MoMove", "A hundred days off" (in cui il disegno ritmico ha un vago sentore brasiliano) e "Dinosaur adventure 3D". Meno riusciti invece gli episodi più tranquilli, come gli intarsi di "Ess gee", con qualche inopinato riflesso new age, o "Sola sistim". Quest'ultimo è un pezzo utile nell'economia dell'album e dà modo a Hyde e Smith di mostrare anche una certa propensione per il soul ma verso la metà si comincia ad aver voglia di cercare altrove il classico "martello" dei 4/4. Come accadeva anche in passato, il lato migliore degli Underworld resta la capacità di far muovere i piedi senza dimenticare di avere una testa e un paio d'orecchie. "A hundred days off" conferma che sono ancora in grado di farlo, senza rivoluzioni stilistiche particolari, ma anche senza evidenti crolli di ispirazione. Chi li apprezzava in passato può continuare a fidarsi di loro.

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. MoMove
03. Twist
05. Little speaker
06. Trim
07. Ess gee
09. Ballet lane
10. Luetin
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