«VERAMENTE - Massimo Di Cataldo» la recensione di Rockol

Massimo Di Cataldo - VERAMENTE - la recensione

Recensione del 04 giu 2002

La recensione

Osa, Massimo, osa. Che forse sei sulla buona strada: quella di trovarti una dimensione credibile e uno spazio degno all’interno della scena pop italiana (che, di suo, non attraversa certo un gran periodo). Ormai l’abbiamo capito: sei troppo affezionato alla rima cuore/amore per tentare l’esplorazione di qualcosa di diverso. E per quello che riguarda la musica non c’è niente da fare: ti piacciono le ballate, ti piacciono proprio tanto. Però abbiamo anche capito che in “Veramente” un po’ di passi avanti li hai fatti. Sarà stato il cambio di casa discografica (gli spostamenti, si sa, sono sempre stimolanti) ma in quest’album scorgiamo uno sforzo creativo degno di nota: almeno un paio di brani decisamente sono sopra la media. Per esempio “L’aria”, o il pezzo che dà il titolo all’album. In cui, per l’appunto, quasi “osi”.
Diciamo la verità: con “Come sei bella”, nel 1999, credevamo di averti quasi perso. Tu forse in quel caso pensavi a fare una canzone essenziale, minimalista, e non ti sei accorto che ti eri perso per strada tutta la struttura. Ascoltando “Veramente”, invece, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa, qui sotto, ci fosse.
Per questo (e per quello che può valere il nostro parere) ti consigliamo, se ci riesci, di continuare su questa strada. In fondo di cose carine ne hai fatte, come nel 1997, con “Anime”: l’hai cantata persino con Youssou N’Dour, e non è andata niente male.
In “Veramente” si percepisce la sensibilità di un Massimo nuovo, un po’ più rigoroso e meno “sbrodolato” che in passato: anche “Non ti dimenticherò” ha in fondo un ritmo insolito e una veste per nulla spiacevole, e persino “Le tue parole”, con quell’aria minimal e un po’innocente, ha un suo senso. Se poi in futuro ti verrà voglia di affrontare altri temi, fallo pure. Ma se non ti viene, resta pure a parlare degli argomenti che ti appassionano adesso: in fondo le questioni di cuore non stancano mai. Né te, né noi.


(Paola Maraone)
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