«MUSIC FOR COURAGE & CONFIDENCE - Mark Eitzel» la recensione di Rockol

Mark Eitzel - MUSIC FOR COURAGE & CONFIDENCE - la recensione

Recensione del 01 giu 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Un anno è passato da “The invisible man”, disco che segnò il ritorno dell’ex-leader degli American Music Club dopo un periodo di inattività e sfortune varie. Eitzel è uno dei migliori “sfigati” del rock: sempre accreditato dalla critica come uno dei talenti della scena americana, sia come solista che insieme al suo vecchio gruppo; sempre adorato dai colleghi (incise uno stupendo disco con Peter Buck dei R.E.M.); sempre autore di canzoni belle e drammatiche; sempre ignorato dal pubblico.
Questo “Music for courage & confidence” (“musica per il coraggio e l’autostima”, una crudele autoironia per un insicuro proclamato come Eitzel…) è l’ennesimo capitolo di una storia bella ma triste. E a questo punto viene il dubbio che il tono sommesso e gli eventi infelici Eitzel se li vada a cercare.
Il disco –lo anticipò a Rockol lo stesso cantante in un’intervista di un anno fa- è una raccolta di cover. Uno sticker in copertina annuncia un repertorio basato sugli hits sentimentali degli ultimi 50 anni. In il repertorio è vario e ben scelto: da uno standard come “Ain’t no sunshine” di Bill Withers, passando per “Gentle on my mind”, arrivando a “Do you really want to hurt me” dei Culture Club. Si potrebbe immaginare che canzoni intimiste di questo genere siano perfette per uno come Eitzel, dalla voce possente e drammatica, quasi quanto quella di un moderno Sinatra. Ed Eitzel ogni tanto gioca a fare il crooner, come nel finale parlato (“Siete fantastici stasera…”) che chiude “Help me make it through the night” di Kris Kristoferson. Ma, appunto, è un gioco. Perché Eitzel sceglie di interpretare non interpretando, se ci perdonate il gioco di parole. Come già in “The invisible man”, le canzoni implodono, non si aprono, solo raramente permettono alla voce di distendersi. Solo in alcuni casi, come nella ritmata “Move on up” (Curtis Mayfield) o “Rehearsals for retirement” (Phil Ochs), la musica prende il volo.
Insomma, “Music for courage & confidence” è un disco un po' masochista, ci pare. Questo fa parte del personaggio: se Eitzel è il “loser” che è, è perché ha sempre scelto la via difficile, o più semplicemente quella sbagliata. Lascia l’amaro in bocca: conoscendo le capacità di Eitzel, sarebbe potuto essere un capolavoro; invece è solo un disco onesto, a tratti piacevole, nulla più. Peccato.

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