«DRIVING RAIN - Paul McCartney» la recensione di Rockol

Paul McCartney - DRIVING RAIN - la recensione

Recensione del 15 nov 2001

La recensione

Non fatevi fregare dalle apparenze, stavolta: anche se il nuovo album di McCartney contiene 16 nuove canzoni, il disco vero e proprio inizia con “Driving rain”, traccia numero quattro. Il resto, quei dieci minuti che avete ascoltato prima (comprensivi del singolo “From a lover to a friend” - a proposito, ho visto il video: ma è possibile che Macca non riesca a fare altro che suonare il piano e l’Hofner sempre rigorosamente da solo? Ok, che è sempre stato un tipo alla “faccio tutto io”, ma vista l’età pensavo si fosse rilassato... ) considerateli come un momento di “chill in” che vi permetterà di apprezzare di più il resto. “Driving rain”, ad esempio, e la successiva “I do”, ballad quasi bucolica sospesa sulle vecchie cose dell’ex-Beatle. “Tiny bubble” è un pezzo di riempimento, d’altra parte il disco è iniziato da poco...”Magic” va già meglio, “Your way” è un pezzo molto buono, mentre “Spinning on an axis” vi invita caldamente a saltare traccia, piombando su altri due grandi momenti, direi il meglio del disco insieme alla conclusiva “Rinse the raindrops”: si tratta di “About you”, unico momento realmente roccato del disco, e la dolce e quasi interamente strumentale “Heather” - dedicata alla nuova compagna che neanche a farlo apposta si chiama come la figlia di Linda, della serie “a chi è dedicata?”: Paul dacci dei lumi, chessò, la prossima volta metti l’iniziale del cognome come si faceva a scuola, così noi capiamo... -, seguita da “Back in the sunshine again”, buona, e da “Your loving flame”, di maniera. Il fatal error - come dice la scritta lampeggiante del computer quando hai fatto una stronzata di troppo sul tuo hard disk - arriva con “Riding into Jaipur”, brano indianeggiante che non può non rimandare alle composizioni del Beatle mistico, George Harrison, negli anni di grazia 1966-68. Peccato che il pezzo di Macca sia davvero imbarazzante, una nenia inutile fintamente esotica, che avrebbe potuto fregare qualcuno trent’anni fa, ma non adesso, anche perché le cose di Harrison, nel loro essere comunque naif, avevano una purezza e una magia indiscutibili: e poi, per dirla tutta, quello là - Harrison - sta anche male, che bisogno c’era, dopo aver giocato a John Lennon (“She’s given up talking”) di giocare anche a George Harrison, su questo disco? Soprattutto perché quando gioca a Paul McCartney, Paul McCartney è bravo: lo conferma l’ultimo brano ufficiale dell’album, “Rinse the raindrops”, che, confermando un vezzo d’artista, sui suoi dischi è spesso un pezzo sperimentale nel quale McCartney esce piacevolmente di misura, cantando con voce arrochita e sporca: è così anche questa volta, e il risultato è superlativo. “Freedom”, aggiunta in coda all’album, è invece il brano presentato da McCartney nel corso del concerto da lui organizzato al Madison Square Garden lo scorso 20 ottobre in memoria delle vittime dell’attentato al World Trade Center di New York e chiude l’album con un tocco di retorica e solennità.
“Driving rain”, inutile dirlo, è un album dispersivo, che offre alcune curiosità - è il primo album a contenere una collaborazione McCartney & McCartney, visto che Paul e suo figlio James firmano insieme “Spining on an axis” e “Back in the sunshine again” - alcuni motivi di eccitazione (“Driving rain”, “About you”, Heather”, “Rinse the raindrops”), alcuni momenti di commozione (i testi di “Lonely road”, “Magic”, “Your way”, “Back in the sunshine again”, in bilico tra nostalgia del passato - Linda - e gioia del presente - Heather) e altri di noia (i molti riempitivi già citati). McCartney parla ancora in termini di ispirazione assoluta, a proposito della sua musica, ma non ci vuole molto a rendersi conto che questa ispirazione non è quella che, volenti o nolenti, tutti abbiamo in mente di fronte al nome McCartney. E’ anche vero che nel frattempo sono cambiati i tempi, e passati gli anni (e tanti, i Beatles si scioglievano 31 anni fa!): e se pensiamo che questo, in fondo, è il disco di un sessantenne per sessantenni suoi coetanei, e che noi stiamo qui a parlarne accanto ai nuovi lavori di Verdena, Radiohead, Travis, ecc. ne dovremmo desumere che, comunque vada, ha già vinto lui.

(Luca Bernini)
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