«DRUKQS - Aphex Twin» la recensione di Rockol

Aphex Twin - DRUKQS - la recensione

Recensione del 07 nov 2001

La recensione

Ecco un disco che incute una sorta di timore reverenziale. Di Aphex Twin si parla ormai in modo iperbolico, come una specie di Mozart della techno, e il fatto che non pubblichi un album ha fatto crescere l’attesa per la sua nuova uscita. Quando un personaggio del genere decide di pubblicare un CD doppio, si tratta comunque di un evento, di quelli che impongono un giudizio espresso dopo attenta ponderazione. Insomma, al Gemello viene riservato un trattamento da rockstar in piena regola, un destino un po’ beffardo se si pensa che uno degli assunti della techno era quello di dare una spallata al divismo rock. Acqua passata, visto che da tempo quella scena è spesso un’utile anticamera per le classifiche. In quest’ottica, “Drukqs” è un album adatto a consolidare la credibilità di Aphex Twin, troppo noto per essere considerato un musicista “sotterraneo” a tutti gli effetti ma ancora decisamente distante dagli standard accettati nel mainstream. In breve: fa musica per molti, ma non per tutti. In questo senso, sono assolutamente logiche scelte anticommerciali come il formato del doppio CD, il titolo insensato e allusivo (ma l’autore nega di avere voluto fare un riferimento voluto a “drugs”. Sarà…) e una tracklist largamente impronunciabile. Il limite più evidente dell’album è che alla fine non aggiunge novità di rilievo a quanto già si sapeva dell’autore. Aphex Twin si conferma un abile assemblatore di suoni, che si diverte a simulare strumenti acustici, martellare nevrotiche sequenze ritmiche, architettare scarne strutture ambient e occasionalmente prendere per i fondelli chi ascolta (“Lornaderek” è un messaggio di buon compleanno dei suoi genitori, registrato sulla segreteria telefonica). I bozzetti per pianoforte, per i quali gli entusiasti non esitano a fare paragoni con Erik Satie, assomigliano di più a un George Winston in stato di leggera alterazione percettiva. Non è un insulto, beninteso, e i risultati sono pregevoli, soprattutto in “Avril 14th”. “Drukqs” può alternativamente risultare curioso o repellente, mostrare un profilo di gelida bellezza o sprofondare in desolanti abissi di pallosità. Può anche sfiancare, se lo si ascolta in un colpo solo. Il suo autore ha dichiarato di comporre e registrare musica unicamente per se stesso e qualche amico: pubblicare dischi è una fastidiosa necessità legata al bisogno di guadagnarsi di che vivere. Forse è proprio questo l’aspetto più fastidioso del disco, il sottile snobismo dell’ascetico compositore ipertecnologico che l’ha pensato. Ma probabilmente il suo desiderio di tagliare fuori il pubblico verrà frustrato: i file che accumula sul computer hanno ancora le qualità necessarie ad attirare proseliti convinti.

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. Jynweythek
03. Kladfvgbung Micshk
04. Omgyjya Switch 7
05. Strotha Tynhe
06. Gwely Mernans
07. Bbydhyonchord
08. Cock/Ver 10
11. Gwarek 2
12. Orban Eq Trx 4
13. Aussois (James)
14. Hy a Scullyas Lyf a Dhagrow
15. Kesson Daslef
17. Btoum-Roumada
21. Bit 4
22. Prep Gwarlek 3B
23. Father
25. Petiatil Cx Htdui
26. Ruglen Holon
29. Beskhu3epnm
30. Nanou
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