«ALL ABOUT CHEMISTRY - Semisonic» la recensione di Rockol

Semisonic - ALL ABOUT CHEMISTRY - la recensione

Recensione del 25 giu 2001

La recensione

Dan Wilson, John Munson e Jacob Slichter, formano un trio che costituisce un esempio abbastanza insolito nell’eccentrico e plasticoso panorama pop internazionale. Vengono da Minneapolis, come Prince, ma non hanno nulla a che spartire con il folletto del funk, né dal punto di vista musicale né tantomeno da quello dell’autocelebrazione. Lontani anni luce dall’egocentrismo di TAFKAP, ma anche dalle follie sensazionalistiche dei fratelli Gallagher come dall’instancabile ricerca d’immagine di Madonna, i Semisonic si limitano a suonare pop e basta. E lo fanno pure bene, molto bene; tanto da ottenere entusiastici consensi dalla stampa specializzata inglese, e questo è un risultato sensazionale in un paese dove il pop è valido solo se è “brit”. Il pop dei Semisonic non guarda le classifiche, non segue le mode e non è interessato all’immagine: non è altro che pop e viene suonato con la semplicità che gli appartiene, anche quando la composizione è divisa con un mito della musica americana come Carole King (“One true love”). Suoni perfetti e calibrati a supporto di belle e non necessariamente sdolcinate melodie, rese con buon gusto, sincerità e passione. Tutto qui. Basta inserire il leggero ma sostanzioso “All about chemistry” nel lettore e lasciare fluire le sue canzoni una dopo l’altra per innamorarsene. Le sonorità sono decisamente americane (anche se i Fab Four fanno capolino in episodi come “Who’s stopping you?”), spesso in bilico fra chitarre acustiche e moderati interventi elettronici come in “Sunshine & chocolate”, o fra piano e violini come in “She’s got my number”; i testi sono diretti e positivi ancorché velati da un sottilissimo strato di malinconia. Non solo i loro testi, ma anche le costruzioni melodiche delle composizioni sembrano uscire dalla vita di tutti i giorni, grazie alla loro immediata naturalezza. Il tutto è estremamente godibile e la riservatezza di questi ragazzi (forse dovuta alla loro età non più adolescenziale), per nulla avvezzi all’eccentricità di gran parte dei loro colleghi ma attenti solo al puro piacere di fare musica e alla qualità della loro proposta, me li rende molto simpatici. Anche se magari fa vendere loro qualche copia in meno.

(Diego Ancordi)
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