«THAPSOS - Riccardo Tesi» la recensione di Rockol

Riccardo Tesi - THAPSOS - la recensione

Recensione del 03 mar 2001

La recensione

Come il precedente “Banditaliana”, il nuovo album di Riccardo Tesi esce per le edizioni Il Manifesto e dopo due mesi di esposizione nelle edicole (Dicembre 2000 e Gennaio 2001), sarà reperibile nelle librerie Feltrinelli e presso i punti vendita Il Manifesto.
Thapsos è un’isoletta che spunta dal mare di fronte a Siracusa, legata alla Sicilia da una sottile lingua di terra. Non è un caso che il suo nome sia stato scelto come titolo per questo disco. Tesi, che torna al lavoro con il suo gruppo dopo le partecipazioni all’ultimo album di Ivano Fossati e alla colonna sonora del film di Carlo Mazzacurati “La lingua del santo”, si mostra infatti di nuovo in navigazione attraverso il Mediterraneo mantenendo però un contatto stretto con la sua terra e le sue tradizioni. Tradizioni che vengono riprese, rielaborate e riplasmate da Tesi e dalla sua Banditaliana (Maurizio Geri alla voce e alla chitarra, Ettore Bonafè al vibrafono e alle percussioni, Claudio Carboni al sax) con la consueta cura per gli arrangiamenti e con la solita visione musicale a 360 gradi.
Da brani d’ispirazione squisitamente popolare (“Fulmine”) ad altri più vicini alla forma canzone (“Aria”), attraverso suggestioni sudamericaneggianti (“Justin”, “Sogno di valzer”) e mediterranee (“Fammi ballare”), la Banditaliana offre sprazzi di musica fuori dal mercato e dal tempo, che sfugge alle definizioni e supera ogni barriera.
A tracciare la melodia è sempre l’organetto diatonico, antenato della fisarmonica, al quale Riccardo Tesi offre possibilità che vanno oltre la tradizione italiana raggiungendo quelle di altri paesi, oltre che al jazz e la canzone d’autore. E allora diventa difficile collocare dischi come questo, che cercano soluzioni nuove pescando a piene mani dal passato con una nuova consapevolezza del presente. Ad arricchire la gamma sonora di “Thapsos” ci sono una serie di musicisti “specializzati” come Claudio Fossati alla batteria, Damiano Puliti al violoncello, Giulio D’Agnello alla tammorra e Gabriele Mirabassi al clarinetto.

(Diego Ancordi)
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