«O BROTHER, WHERE ART THOU? - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - O BROTHER, WHERE ART THOU? - la recensione

Recensione del 02 mar 2001

La recensione

Nella omerica vicenda del più recente film dei fratelli Cohen – il protagonista si chiama Ulysses, è un evaso diretto a Ithaca (nel Mississippi, e non in Grecia) dove lo attende la moglie Penny (un vezzeggiativo di Penelope) – la musica gioca un ruolo molto importante, per non dire principale. Joel & Ethan Cohen hanno infatti deciso di dare spazio alla musica country proveniente da Nashville molto diversa da quella universalmente conosciuta con quel nome, ormai “musica pop rock annacquata con testi da cartolina”. Al contrario, la musica che ci viene incontro dai solchi di questo album affonda le sue origini nei tempi della grande Depressione americana, ed è stata arricchita dall’apporto di altri generi musicali che vanno dal gospel alle canzoni dei condannati ai lavori forzati, dal vaudeville ai canti di lavoro, dagli strumenti a corda così come dalle calde ballad dei monti Appalachi. A praticarla erano nomi sconosciuti accanto a personaggi popolari come The Carter Family, Jimmie Rodgers, Uncle Dave Macon e Arthur Smith. Nell’assemblare la colonna sonora di questo film, i fratelli Cohen e T Bone Burnett – produttore di grande prestigio su queste coordinate musicali – si sono serviti di brani eseguiti nelle loro versioni originali (è il caso di “Big rock candy mountain” interpretata da Harry Mc Clintock, anno di grazia 1928, oppure della conclusiva “Angel band”, incisa dagli Stanley Brothers nel 1955) e di una manciata di artisti country capaci di revitalizzare il resto del repertorio: James Carter, Norman Blake, Emmylou Harris, The Cox Family, John Hartford, The Fairfield Four, Alison Krauss sono soltanto alcuni dei nomi coinvolti nel progetto, che ha anche visto gran parte del cast salire sul palco a Nashville lo scorso 24 maggio nel corso di una serata concerto dedicata proprio alla musica di questo film. Curiosamente, la colonna sonora ha guidato le riprese del film fino dal primo ciak, visto che era in gran parte già pronta e selezionata prima dell’inizio delle riprese. Una musica rispettosa della tradizione country, corroborata dalle svariate influenze che affluiscono al suo interno, con uno smaccato accento del sud e una ruralità posseduta ma mai esibita gratuitamente: ascoltate la chain gang dell’iniziale “Po Lazuras”, il gospel di “Down to the river to pray”, il tema portante del film “I am a man of constant sorrow”, e ancora una splendida versione vaudeville di “In the jailhouse now” a cura dei Soggy Bottom Boys e Tim Blake Nelson: insomma, è musica country per come il country dovrebbe essere e non - come anche segnalavano le note di accompagnamento al disco – per come troppo spesso è ormai diventato.


(Luca Bernini)
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