«DANELECTRO - Yo La Tengo» la recensione di Rockol

Yo La Tengo - DANELECTRO - la recensione

Recensione del 31 gen 2001

La recensione

Dalle session del loro ultimo album, “And then nothing turned itself inside-out”, Yo La Tengo, a pochi mesi di distanza dal disco “ufficiale”, decidono di estrapolare e rendere noti al pubblico una manciata di brani (tre per la precisione) rigorosamente strumentali e pubblicarli, a prezzo economico, tramite “Danelectro”. Che è un album strano e sperimentale per un gruppo come già di per sé portato alla sperimentazione in ambito indie e alternative rock. Sono strani questi tre brani riesumati e poi affidati alle sapienti mani di manipolatori di avant-electronica come il DJ newyorkese Q-Unique, un innovatore del dub come Kit Clayton e lo sperimentatore giapponese Nobukazu Takemura (da tempo in linea con gli estremismi sonori e con il minimalismo cerebrale di stampo tedesco: vedi alla voce Microstoria, Oval). E' strano questo allontanamento di Yo La Tengo sia dalla forma canzone (da sempre raggio d’azione prediletto dal gruppo americano) sia da sonorità puramente rock (low fi, alternative o indie che siano). Il risultato? Ambient e indie si incrociano creando qualcosa di nuovo, di interessante. Le tessiture rumorose eppur minimaliste tipiche di Takemura creano allora, con lo spirito indie di Yo La Tengo, pastorali elettriche degne di Flying Saucer Attack (in “Danelectro 2 remixed by Takemura”, il brano più riuscito del disco). L’incedere “trip hop” (nel remix di Kit Clayton) è sostenuto da un intreccio di sonorità “cinematiche” che ricordano l’inclinazione di Yo La Tengo al folk e al country. E anche nei passaggi del disco in cui i brani non sono stati manipolati, Yo La Tengo fanno intravedere per il futuro buone possibilità di intraprendere nuove strade che esulino dal contesto tipico dell’alt rock in cui si sono sempre mossi. Attendiamo fiduciosi.

(Gian Paolo Giabini)
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